Palamara, borghesia e democrazia

Palamara da Giletti

Il caso di Luca Palamara è solo un esempio di come funziona, nella realtà, l’attuale assetto democratico in Italia. Dominato da interessi di classe che producono distorsioni e ingiustizie.

Ammetto che non volevo scrivere alcun pensiero sul caso di Luca Palamara. Il magistrato, ex consigliere togato del CSM, pizzicato da un trojan (un software installato sul cellulare che spia telefonate, messaggi, chat, app, foto e cose così) che ha aperto il vaso di Pandora mostrando all’opinione pubblica le sue influenze, la sua rubrica telefonica piena di contatti di ogni sorta (da politici ad attori, da alte cariche dello Stato a soubrette, ecc.) ma, soprattutto, le sue tentacolari relazioni con la borghesia che conta.

Non volevo farlo perché la discussione sta degenerando nell’indagare a 360 gradi la vita privata di una persona, facendo emergere aspetti anche irrilevanti sul piano penale.

Poi però mi son detto: questo caso è esemplificativo di un rapporto di forza in seno alle istituzioni. Perché non parlare in generale del potere borghese, prendendo ad esempio un caso così eclatante? Ed eccomi qui a gettare in rete qualche considerazione sparsa sul rapporto tra borghesia e democrazia.

Il cursus honorum di Palamara è emblematico

La notorietà di Palamara arriva con le indagini su calciopoli, le cui accuse si dimostreranno in parte infondate. Ma ciò gli aprirà la strada per la carriera, fino ad arrivare alla presidenza dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e poi al CSM, fino al 2018.

Questa è già una prima evidente distorsione del sistema democratico delineato dalla classe borghese: la carriera e il riconoscimento sociale ottenuti mediante notorietà mediatica, nel bene o nel male. Non importa per quale motivo i media parlano di te, importa che ne parlino. Poi il feticismo borghese fa il resto. Ti introduce.

S’è detto di tutto su Palamara. Aveva una rubrica importante, nomi e numeri di persone influenti, in ogni campo. S’è detto che stringeva patti, in seno al CSM, per collocare magistrati amici nelle varie procure (84, si dice, in tutta Italia). Che ha chiesto favori all’alta dirigenza della Roma per ottenere biglietti allo stadio, in cambio – si presume – di altri favori. Oppure che organizzava festini in casa stile bunga bunga (aspetto emerso in una conversazione con la compagna). Ancora, che chiedeva e dispensava favori ad attori e gente dello spettacolo. Ciò anche grazie alle relazioni create con la squadra di calcio Associazione Nazionale Italiana Magistrati.

S’è detto che influenzava processi civili, penali e amministrativi, dal più remoto tribunale di provincia alla Corte di Cassazione, passando per il TAR Lazio. Numerosi e anche pruriginosi sono stati gli articoli che, incessantemente, negli ultimi giorni hanno riguardato l’ex consigliere del CSM.

La vicenda cade in un momento disgraziato per l’Italia

Per tutto ciò Mattarella s’è innervosito parecchio. Dato che la patata bollente delle continue emersioni della vita mista pubblico-privata di Palamara avrebbe dovuto portare, di conseguenza, all’azzeramento del Supremo Consiglio e ad una moratoria di quelle pesanti.

Cosa non avvenuta, perché ciò avrebbe comportato – di questi tempi – un bel casino. Visto che l’Italia combatte contro una crisi economica senza precedenti, una crisi sociale che potrebbe raggiungere quella degli USA (non per motivi di razzismo, ma di profonde disuguaglianze sociali). E, ovviamente, una crisi sanitaria non ancora del tutto rientrata. Ah, dimenticavo, pure una crisi politica, visto che il governo Conte bis è tenuto in piedi con le stampelle e scalpitano sia i populisti di destra, sia i fautori di un governo tecnico, per liberare lo scranno più alto di Palazzo Chigi.

Ci sarebbe anche un’altra forma di crisi sociale evidenziata dal movimento dei gilet arancioni, guidati dall’ex generale Pappalardo. Un movimento che ha popolato diverse piazze senza scatenare le violente reazioni delle forze dell’ordine. Roba che se esco di casa senza mascherina, mi manganellano.

Mentre per questi quattro idioti (rubo il concetto a Famiglia Cristiana) s’è solo minacciata una sanzione (a parole. E poi perché non li hanno identificati subito?). Ma questa cosa merita una trattazione a parte, viste le tante e diverse sfaccettature dell’inquietante fetore prodotto da questo movimento. Così affine a quello neo-fascista e quindi, di fatto, conforme alla deontologia borghese. Tant’è che si profilerà presto un abbondante reflusso mediatico volto a contribuire alla trasformazione di questo marginale movimento in un (per loro auspicabile) movimento di massa.

Il modello democratico e le sue distorsioni

Il modello democratico costruito dalla classe borghese in due secoli e spicci di storia si basa sul diritto positivo e la burocrazia. Ma sono bastate queste due cose a far affermare la supremazia della legge (giusta e obiettiva) sul conflitto sociale e sulla forza quale mezzo per raggiungere i propri fini, individuali o sociali? Se guardiamo alla storia recente, no di certo.

Basta semplicemente prendere ad esempio la nascita del fascismo in Italia per capire com’è facile scardinare le Istituzioni e mutare la natura del principio di legalità. E’ sufficiente passarlo da fonte di garanzia del contratto sociale e delle libertà a strumento di repressione strumentale e di espressione del sentimento nazionale.

Per ovviare a queste distorsioni sono state messe a punto le costituzioni rigide, su cui si basano i poteri dello Stato e il principio di legalità. Ma ciò è bastato ad evitare distorsioni? No, perché se guardiamo all’esperienza di tangentopoli o, peggio, all’emersione e strutturazione del sistema mafioso come Ordinamento nell’Ordinamento, ci rendiamo subito conto che nemmeno la rigidità normativa e la conseguente maggiore burocratizzazione, hanno fermato i fatti antidemocratici.

Ma perché? Perché, in fondo, tutto l’assetto istituzionale è in mano ad una classe sociale: la borghesia. La quale rappresenta gli interessi di una piccola parte del Popolo e non, ovviamente, gli interessi generali. Questi sono astratti e contraddicono il concetto stesso di Stato.

Lo stato di fatto, nelle realtà liberali e liberiste, vuole che ad accedere ai ruoli più alti delle Istituzioni siano gli stessi portatori degli interessi borghesi. Quando – ed è molto difficile che accada – qualcuno ci entra per proprio obiettivo merito, o viene assorbito dall’ideologia dominante, oppure viene marginalizzato.

Prendiamo il caso dei 5 Stelle. In larga parte piccoli borghesi che sono stati assorbiti dall’alta borghesia. I dissidenti? Cacciati via. Gli altri? Hanno tradito il contratto sociale stipulato con la loro base pur di restare ancorati alla poltrona. Che non è solo simbolo del potere, ma pass per gli ambienti che contano.

Ciò avviene ai livelli più alti.

Ai livelli intermedi (funzionari statali di livello non dirigenziale, dirigenti locali, persino sindaci, ecc.) è meno difficile che persone appartenenti a ranghi sociali intermedi o bassi accedano alle strutture burocratiche, ma il loro ruolo non influisce più di tanto sui processi decisionali. A questi livelli o si subiscono le influenze o si generano scontri.

Prendiamo il caso delle Regioni. Qui, oltre alle influenze borghesi, sono più visibili le influenze dei portatori di interessi diffusi (la vecchia lotta di classe, polverizzata). In questi contesti la borghesia se la vede con altri attori sociali (ambientalisti, piccole corporazioni, sindacati di base, ecc.) e dallo scontro ne nasce una sintesi che produce il conflitto di poteri (e di attribuzioni). Ecco perché alcuni pubblicisti vedono di buon occhio la devoluzione. Non di certo quella voluta da alcune regioni del Nord, pretesa per motivi di opportunismo. Non è con il federalismo che si scardina il dominio borghese, tuttavia ne può rappresentare un limite.

Palamara non è solo un Magistrato

Un’altra considerazione che mi pare logico trattare è che l’essere umano, calato in un contesto sociale, dominato da una certa forza sociale e inserito in un dato ambito economico, non ha un solo volto. Non è, insomma, tutto magistrato, tutto professore, tutto operaio o tutto contadino. Fa parte di una classe. Si ciba di rapporti sociali, di relazioni, ambizioni.

Abbiamo visto come sia relativamente facile scardinare un sistema democratico se si generano relazioni sociali e si entra nella stanza dei bottoni.

Ciò che tutto l’impianto democratico, attraverso le narrazioni istituzionali e mediatiche, ci ha trasmesso è che la persona è il suo ruolo. Il magistrato è un magistrato, il vescovo è un vescovo, il professore universitario è un professore universitario. Ma è evidente che non sono solo ciò. Sono anche persone che appartengono ad una classe e ad un ceto sociale. Ma non solo, anche ad un corpo intermedio. Sia corporativo (cioè possono far parte, per esempio, di associazioni o sindacati che rappresentano il proprio settore), sia trasversale.

In questo secondo concetto ci rientrano le relazioni sociali e i corpi intermedi intersettoriali. Il magistrato o il vescovo che, un sabato sera, vanno ad una cena, si relazioneranno con altri membri di altre organizzazioni, pubbliche e private, e creeranno rapporti. Così, per esempio, con un rappresentante di Confindustria o un sottosegretario di Stato o, ancora, un regista o un attore. Da questi rapporti nascono, ovviamente, scambi di favore, che potranno anche essere leciti, cioè conformi alla legge. Ma non conta la liceità o l’illiceità di un certo favore.

Palamara, per esempio, stando alle intercettazioni pubblicate dalla stampa, ha agito in parte violando la legge, in parte in conformità, ma il nucleo del suo agire sta nella tutela di interessi di classe.

Dunque il principio di legalità è molto relativo se alla base dell’assetto democratico vi è una classe, con i propri privilegi, che siede nelle varie stanze dei bottoni.

Lo stesso discorso avviene nelle logge massoniche. Che non sono, come molti pensano, organismi antidemocratici, segreti o deviati. Tutt’altro. Sono solo dei corpi intermedi trasversali, dove entrano diversi rappresentanti dell’alta borghesia. I quali condividono un’idea di mondo, una visione, persino un’ideologia e sono equiparabili a qualsiasi associazione riconosciuta o meno dallo Stato. L’unica differenza è che nella massoneria ci entrano solo persone influenti. Non è detto che un ricco ci possa entrare, se non appartiene ad una classe elevata e non è portatore di interessi interessanti.

Una loggia massonica o un festino alto-borghese, di fatto, si comporteranno allo stesso modo. L’unica cosa che li differenzia è l’ideologia. Nel primo sarà marcata, idealista, coerente, strutturata. Nel secondo non ci sarà o, se c’è, è solo strumentale. Ma il tipo di relazioni che si crea è lo stesso.

Quindi l’Uomo-Magistrato, borghese, influente e collocato in una posizione chiave, dinanzi al dilemma se far prevalere l’interesse generale o quello particolare, come si comporterà?

La sinistra c’entra come i cavoli a merenda

Il fatto che Palamara, dalle intercettazioni, pare ce l’avesse con Salvini o che faceva parte di una corrente di sinistra in seno al CSM, c’entra relativamente. Ai piani alti il concetto di destra o sinistra non va letto in chiave di lotta di classe o di comunisti contro fascisti o altre semplificazioni del genere. Va letto in chiave di interessi borghesi contro altri interessi borghesi. Il fatto che si parli di destra o sinistra è un fatto puramente sovrastrutturale.

Come avrebbe detto Marx, se una certa sovrastruttura è collocata a sinistra, cioè appoggia determinati valori, non è detto che metta in discussione lo status quo. La struttura cui poggiano le sovrastrutture resta ben salda. Ossia il potere resta sempre in mano alla borghesia, i rapporti di produzione restano gli stessi, lo sfruttamento pure, come pure restano immutate le disuguaglianze sociali, che anzi, crescono.

La lotta in seno alla borghesia è una lotta di sopravvivenza nel detenere il potere. E’ tutta qui la faccenda. Se poi la sovrastruttura politica appoggia o meno l’ambientalismo, l’accoglienza dei migranti, il pacifismo e cose così, è un fatto puramente formale, al quale non si accompagna alcuna critica alla base economica. Anzi, la sostiene.

La visione a sinistra sosterrà la base economica, per dirne una, incentivando l’integrazione, che favorirà una maggiore forza lavoro a buon mercato. La visione a destra, invece, sosterrà la base economica appoggiando gli interessi degli industriali nazionali a scapito di quelli esteri o transnazionali.

In un modo o nell’altro è tutta questione di interessi economici alti.

Dunque non ci dobbiamo stupire se Palamara o altri come lui abbiano abusato o meno del proprio ruolo. Il punto nodale è che la democrazia rappresentativa, così com’è ora, in mano al feticismo borghese, continuerà a salvaguardare i propri interessi di classe. E l’interesse generale resterà, come sempre, una formula vuota. Un po’ come l’applicazione dei principi costituzionali.

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