Dittatura o diversivo?

dittatura, industria e mercato

L’ISTAT rileva che il 55,7% dei lavoratori non ha smesso di lavorare, anche nelle zone più colpite dal covid-19. Solo lo 0,46% della popolazione italiana è stato sanzionato. Chi sono gli irresponsabili? Perché i media se la prendono con gli italiani incoscienti, quando invece il problema sta nelle attività imprenditoriali, al momento inutili? La strategia è semplice: prendersela con i ceti deboli, secondo la logica del “dagli all’untore”. Buttare in campo lo spauracchio della dittatura e distogliere lo sguardo dai più reali responsabili della inefficacia delle misure di contenimento. E, quindi, del prolungamento dello stato d’emergenza.

Da diversi giorni sento parlare delle misure contro il covid-19 come prove tecniche di dittatura. La limitazione degli spostamenti, degli assembramenti e delle riunioni in effetti sono pesanti. E’ anche fastidioso il massiccio uso di droni che sorvolano le case. O, ancora, i posti di blocco delle forze dell’ordine, pronte a sanzionare chiunque non abbia un valido motivo per uscire di casa. O, ancora, la possibile introduzione di app per controllare gli spostamenti delle persone.

Come tutti sappiamo, il governo ha adottato queste misure in un regime di stato emergenziale, al fine di limitare gli spostamenti per favorire una riduzione della diffusione del virus, usando metodi di controllo discutibili, ma necessari. Il punto non è se queste misure portino ad una dittatura, bensì quanto saranno efficaci, visto che più della metà dei lavoratori è costretta ad andare al lavoro, anche se si tratta di un’attività non proprio necessaria, al momento.

Ma quale dittatura!

Non rischiamo di cadere in una dittatura. Questo è un tipo di analisi sommario, che si ferma alla superficie delle cose. E’ un’analisi dello stato di fatto delle cose, incapace però di capire i meccanismi perversi che stanno dietro alle misure emergenziali. Un’analisi persino favorita dallo stesso sistema di potere messo sotto accusa, per distogliere l’attenzione da un altro aspetto che reputo fondamentale. Ossia scagionare i veri responsabili di una (possibile) inefficacia delle misure di contenimento. Di conseguenza del prolungamento dello stato d’emergenza, per poi accusare il povero cittadino che si fa la passeggiata sotto casa o che prende il sole, da solo. O che, ancora, va a mangiare a casa dei figli o porta a spasso il cane.

Quei responsabili sono gli industriali, le imprese attive nel settore del manifatturiero, dei servizi, della finanza. Detto in altri termini, sono la classe borghese. Detto in termini ancora più semplici, sono le aziende che operano nel modo di produzione capitalistico.

Appare banale dire che oggi viviamo in un mondo di libera circolazione delle merci e dei servizi, detto liberismo economico. Ad essere più precisi, dagli anni Settanta-Ottanta, da quando, insomma, si è ridotto l’intervento dello Stato nel mercato ed è iniziato il processo di privatizzazione di numerosi settori pubblici (qui ne ho parlato meglio), si parla di neo-liberismo economico.

A maggior ragione la classe borghese, in un regime economico simile, non tollera gli stati d’emergenza né le dittature. Non vogliono affatto limitare le libertà individuali o permettere che si fermi l’economia, che finiscano i soldi, che si contraggano i consumi.

Il mercato non tollera la dittatura, se non come strumento per bloccare i poteri antagonisti

I regimi e le dittature, più o meno in base alla propria conformazione politica, limitano l’espansione dei mercati e fanno contrarre i profitti. In quei paesi in cui vigono le dittature (Turchia, Ungheria, ecc.) ci sono specifiche ragioni economiche, sociali, geo-politiche e storiche, che non posso elencare in quest’articolo, altrimenti finirei per dilungarmi troppo.

Qui basti dire che l’ideologia neo-liberista, in Occidente, ha ampliato le disuguaglianze sociali, riducendo e rendendo sempre più ricca la classe borghese e appiattendo le altre classi sociali (classe media, piccola borghesia, proletariato) spalmandole tra la classe dei consumatori e degli esclusi (per usare le parole di Marc Augè). Lo stesso ha fatto con la geografia globale – dove possibile – dividendola in macro e micro aree, al cui interno si suddividono i mercati dei consumi e le fonti d’approvvigionamento di mezzi di produzione. Inclusa la forza lavoro.

Nei mercati finali vige la piena democrazia e il riconoscimento dei diritti individuali, prodotti dalla classe borghese, nell’epoca moderna strumento di autodeterminazione, nell’epoca post-moderna utili ad incentivare i consumi.

Simili operazioni sono servite, in Occidente, ad evitare la formazione di forze antagoniste capaci di criticare efficacemente il modo di produzione capitalistico. Nei paesi in cui questo modello non ha funzionato (come, per esempio, nel Medioriente) o si è esportata la democrazia con le bombe, oppure è stata favorita la nascita di regimi dittatoriali per mettere a freno le proteste organizzate.

Detto in termini più semplici, ad eccezione di paesi che hanno sviluppato un’ideologia autonoma, è la classe egemone, ossia la borghesia, che produce – per ragioni di opportunità – le dittature. Non è il caso dell’Italia, dove, al momento, non ci sono forze reali di opposizione all’egemonia dominante in grado di spaventarla e di ricorrere allo strumento della dittatura. Semmai il piano della classe egemone è di ricorrere a governi di larghe intese e di scaricare le responsabilità e i costi della crisi sui ceti più deboli.

E’ Confindustria che comanda, non il Governo

E’ la classe borghese che detiene l’egemonia, ossia il potere. Detto come l’avrebbe detto mio nonno, è chi c’ha i soldi che comanda. E’ un’espressione rudimentale, ma rende l’idea.

In Italia l’egemonia della borghesia è rappresentata da Confindustria. La classe che detiene l’egemonia non fa altro che diffondere la propria ideologia (ossia il neo-liberismo) attraverso le proprie sovrastrutture, tra cui la politica e le istituzioni rappresentative dell’Ordinamento (Stato, Regioni, ecc.). All’interno di queste, non c’è bisogno di grandi prove per dimostrarlo, siedono rappresentanti della borghesia, eletti a suffragio universale, ma finanziati dai borghesi, attraverso gli sponsor.

Quindi non è che vanno a rappresentare gli interessi di chi li ha votati, ma di chi li ha pagati. I teatrini in cui si vedono i Salvini o le Meloni di turno litigare con i Renzi o i Conte di turno non sono altro che fumo negli occhi, per ottenere consenso, ma alla fine della fiera quello che vogliono è detenere un potere sovrastrutturale per rappresentare, ognuno, la propria fetta di potere borghese.

L’obiettivo: colpevolizzare la gente

Detto ciò è facilmente comprensibile che anche i media cosiddetti mainstream (ma anche quelli fintamente indipendenti, che producono fake news) rappresentano un’altra sovrastruttura, ovviamente asservita al potere borghese.

In questa fase storica abbiamo assistito a due fatti rilevanti: i media che ci martellano continuamente con inviti a restare a casa e diffondono massicciamente notizie di gente incosciente che esce senza un giustificato motivo, mettendo a rischio la salute pubblica. Il secondo fatto è che per tutto il periodo dello stato d’emergenza, ossia da febbraio (nelle zone focolaio del Nord Italia) fino ad oggi (in cui le misure restrittive sono state estese a tutta Italia) sono poche le attività imprenditoriali che si sono fermate.

Ad essere precisi, sono stati i piccoli e gli autonomi a fermarsi, mentre i grossi gruppi industriali e dei servizi (e le PMI e microimprese collegate), si sono fermati a fatica o hanno ripreso l’attività dopo pochi giorni. La confusione sui codici ATECO che ha caratterizzato la stesura del DPCM 22 marzo 2020 è stata dettata dal braccio di ferro (presunto) tra Governo e Confindustria. I codici che andavano e venivano, le norme che prevedevano larghe deroghe alle chiusure, affidate ai prefetti. Insomma, molte attività imprenditoriali, anche inutili, sono rimaste in funzione.

Diamo i numeri

L’ISTAT ha rilevato che il 55,7% dei lavoratori ha continuato a recarsi regolarmente in ufficio o in fabbrica, anche durante il periodo di blocco delle attività. Non solo al Sud (come recitano i titoloni) o in zone dove il contagio è basso, ma in tutta Italia. In Lombardia, per esempio, sempre secondo l’ISTAT, le aziende attive, al momento, sono 450.000 su 800.000. E che dire del dato di Bergamo (una delle zone più colpite)? Le domande di deroga sono state più di 2.300.

Però i media non passano queste informazioni, dicono invece che il problema sono quelli che escono a prendere un po’ d’aria.

E quanti sono? Al giorno di Pasqua e Pasquetta (dove si è avuto un picco di sanzioni) si contano 281.718 sanzioni personali che su una popolazione di 60,36 milioni di persone equivale allo 0,46% della popolazione italiana.

Insomma, ricapitoliamo: il 55,7% dei lavoratori dipendenti, ossia quasi 10 milioni di persone, non hanno mai smesso di recarsi sul posto di lavoro. Mentre lo 0,46% della popolazione ha ricevuto una sanzione perché, magari, ha portato da solo il cane a spasso.

Con questi termini, gli untori sono gli italiani indisciplinati, mentre le aziende che impongono ai lavoratori di spostarsi tutti i giorni da casa, anche per fare un lavoro al momento inutile, mettendo a rischio la loro salute e quella degli altri, non sono untori. Affatto.

In conclusione

L’obiettivo della borghesia è chiaro: dare la colpa al cittadino indisciplinato. Se le misure emergenziali dovessero protrarsi più a lungo, i media scaricherebbero la colpa su quello 0,46% di popolazione e non sugli imprenditori che hanno costretto il 55,7% di lavoratori a uscire di casa. Prendersela con l’untore, scovato con i moderni droni e con le app. Ma lasciar stare le aziende, che – oltre a non smettere di lavorare – scaricheranno i loro costi sul debito pubblico.

Conte sarà fatto fuori e ci diranno che bisogna ricostruire l’Italia con un governo di larghe intese, condotto da Draghi, l’uomo che unisce tutti. Questo dovrebbe bastare, al capitale, per dormire sonni tranquilli. Ma se i ceti deboli dovessero prendere coscienza ed organizzarsi, per arrivare a diventare una struttura capace di sovvertire anche solo potenzialmente l’ordine costituito, allora sì, allora ci saranno i germi di una dittatura. Con una scusa si ripristinerà lo stato d’emergenza e si limiteranno le libertà individuali. Ci sarà allora una dittatura strumentale a far fuori le forze antagoniste. Perché ai mercanti, alla borghesia, piace vendere, ma solo quando il mercato è libero da chi lo critica. Sta tutta qua la differenza – oggi – tra democrazia e dittatura.

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