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Conflitto Ucraino, nessuno vincerà.

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Il conflitto ucraino sta assumendo toni sempre più preoccupanti. La gente muore, un intero paese viene distrutto e la guerra è sempre più vicina a noi, le nostre vite, le nostre case, il nostro futuro. E intanto la propaganda del regime occidentale non fa altro che esasperare i toni e non ha la minima intenzione di cercare una via diplomatica. Perché?

In tutto questo circo mediatico apertamente schierato contro Putin e la Russia e che sa solo ripetere il mantra del servono più armi per difendere l’Ucraina, sono convinto di una cosa: tra i popoli d’Europa (e, mi sento d’azzardare, del mondo), sono davvero poche le persone che vogliono la guerra. La maggioranza vuole, pretende, auspica la pace. Ma è anestetizzata da una propaganda di regime che ci martella continuamente con la necessità di continuare il conflitto ucraino, perché Putin dev’essere condannato e la Russia cattiva deve essere annientata.

Due imperialisti a confronto (e scontro)

Sgombriamo subito il campo da un equivoco che sicuramente nascerà tra i miei quattro lettori: Putin è un imperialista e, in quanto tale, sogna il controllo della sovranità degli stati confinanti, nonché delle risorse e dei rispettivi eserciti. Vorrebbe ricostruire un impero, una sorta di URSS, ma senza l’ideologia socialista di fondo.

Gli Usa sono un paese imperialista, sebbene formalmente democratico, che ha conquistato l’egemonia globale con un numero elevatissimo di conflitti globali. Alcuni in cui ha partecipato direttamente (Corea, Vietnam, Grenada, Panama, Golfo, Bosnia, Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia), altri in cui ha avuto un ruolo decisivo, seppur indiretto (Egitto, Siria, Iran, Palestina, ecc.).

Senza contare le interferenze con la sovranità degli stati alleati e di quelli avversi. Tra questi ultimi ricordiamo il Venezuela e Cuba. Non dimentichiamo che Cuba ha subito un embargo iniziato con la rivoluzione di Castro e durato fino ai giorni nostri. Il Venezuela ha subito pesanti sanzioni dall’amministrazione Trump, che hanno determinato il collasso dell’economia venezuelana, estremamente dipendente dalla produzione di petrolio.

L’egemonia statunitense in Italia

Tra gli alleati degli USA, non possiamo non citare l’Italia.

In Italia è fatto noto che Gladio sia stato finanziato e addestrato direttamente dagli USA e che era pronto al golpe in caso di rafforzamento del PC. Inoltre, sebbene non sia mai stato chiarito a fondo, gli USA hanno avuto un ruolo decisivo nel sequestro Moro, che stava aprendo al compromesso storico con il PC.

Questo video riassume in modo chiaro il rapporto tra la destra eversiva degli anni Settanta e la CIA, nel controllare la politica interna italiana.

Il cambio epocale

Oggi gli USA sono un paese in declino dal punto di vista geopolitico. Hanno perso la propria egemonia. Il dollaro non è più una moneta accettata universalmente negli scambi internazionali. E questo vuol dire perdita di potere, di controllo, persino una profonda crisi interna per via dell’indebolimento dell’appeal internazionale della propria industria.

Ciò sarebbe inaccettabile per gli USA che, in questo modo, diverrebbero un enorme paese povero. Un po’ come il Venezuela, per intenderci.

Nonostante rappresentasse la destra più becera, comunque Trump questa cosa l’aveva capita e aveva puntato tutto sullo sviluppo dell’industria interna, disinteressandosi delle questioni estere (forse un po’ troppo).

Mentre Biden, in piena continuità con l’operato di Obama, ha voluto continuare la guerra infinita, in Medioriente e fomentando Taiwan, al fine di indebolire la Cina, nemica diretta.

Infatti il conflitto ucraino è direttamente connesso allo scontro USA-Cina, perché gli USA sanno bene che, se si isola la Cina e si annientano i suoi alleati più forti militarmente, i paesi non allineati torneranno ad essere egemonizzati e il dollaro tornerà ad essere la moneta universalmente accettata. In questo modo tornerà il dominio globale degli USA.

Ma la storia sta andando in tutt’altra direzione.

La mossa disperata

Ecco che, in una mossa disperata e non sapendo più come provocare la Cina, dopo i tanti dispettucci per aizzarla (tipo l’arresto della figlia del fondatore della Huawei), gli USA hanno pensato bene di arrivare allo scontro con la Cina indirettamente, provocando la Russia, colpendo il suo tallone d’Achille: l’Ucraina.

E così, dopo aver preparato per anni i gruppi insurrezionali neonazisti in Ucraina e dopo averli armati, questi hanno fomentato una parte della popolazione ucraina e commesso le peggiori atrocità nei confronti delle popolazioni del Donbass.

Putin, in quella fase, ha più volte esercitato il potere diplomatico per garantire l’incolumità delle popolazioni russofone. Ma invano.

Nel 2010 Viktor Yanukovych vinse le presidenziali in Ucraina e iniziò un proficuo dialogo con la Russia, che portò ad una tregua delle ostilità, riprese nel 2013 quando, su pressioni di gruppi e movimenti filoeuropeisti, scelse invece la non annessione all’UE ma di accettare dei cospicui finanziamenti dalla Russia.

Questo fatto scosse gli USA, perché capirono che non c’era trippa per gatti e l’Ucraina non sarebbe diventata la sponda per minacciare la Russia.

E così nel 2014 s’intensificarono gli scontri, fomentati da gruppi neonazisti. Si raggiunse l’apice a febbraio 2014, quando gruppi neonazisti, appoggiati da facinorosi e filoeuropeisti, tentarono l’assalto del palazzo presidenziale. Negli scontri morirono numerose persone, alcune colpite da cecchini rimasti ignoti.

Questo vero e proprio golpe provocò le dimissioni di Yanukovych e l’inizio di un governo provvisorio. Ma gli scontri proseguirono.

Uno dei fatti più sanguinosi successivi alla caduta di Yanukovych fu il rogo di Odessa, avvenuto il 2 maggio 2014. Una folla di nazionalisti ucraini, armati di molotov, circondò un edificio in cui s’erano radunati dei manifestanti filorussi. Incendiarono l’edificio e la polizia non intervenne. Il rogo causò la morte di 42 civili.

Infatti in quel periodo le popolazioni del Donbass, esasperate dalle continue violenze, a seguito di un referendum interno, proclamarono la propria indipendenza, a seguito dell’annessione della Crimea alla Russia. Un referendum che la comunità internazionale occidentale respinse e dichiarò illegittimo.

Il dopo Yanukovych

Dopo una formale sospensione delle ostilità, con il protocollo di Minsk II, l’Ucraina si diresse verso libere elezioni, ma influenzate pesantemente dalla prosecuzione di atti violenti nei confronti delle popolazioni del Donbass, seguite dalle reazioni russe. Questi fatti, taciuti dai media occidentali, proseguirono fino al 2019, quando fu eletto Zelensky, un noto personaggio televisivo, appoggiato apertamente dai gruppi neonazisti che, fino ad allora, avevano generato le maggiori violenze nei confronti delle popolazioni del Donbass.

Zelensky aveva posizioni filooccidentali che la Russia non accettava. La prima era l’ingresso nell’Unione Europea. La seconda, più grave e in violazione del Patto di Varsavia, l’ingresso nella Nato, cioè l’organizzazione militare statunitense responsabile di numerosi crimini di guerra nella storia.

Questa scelta filooccidentale chiaramente minacciava l’incolumità della Russia. Avere basi militari Nato sotto casa non farebbe piacere a nessuno, specie se queste ti puntano i missili addosso che ti arrivano nel cuore in pochi minuti.

Ecco che questo fatto ha scosso non solo la Russia, ma anche i paesi non allineati, in quanto la violazione di un trattato internazionale di pace equivale ad una dichiarazione di guerra.

L’acuirsi del conflitto

L’attuale conflitto ucraino si è acuito anche con la notizia della storica violazione del patto di Varsavia da parte della Finlandia, che ha deciso di entrare nella Nato. Com’è noto, i confini della Finlandia sono a due passi da una delle più importanti città della Russia, San Pietroburgo.

Anche questa è una mossa disperata da parte degli USA, che tentano in tutti i modi di accerchiare la Russia e, nel caso, bombardarla.

In questo quadro, l’Unione Europea si sta dimostrando del tutto subalterna agli interessi degli USA e, anziché produrre un’autonoma posizione e cercare la via diplomatica della pace, una via più volte auspicata dalla Cina, sta di fatto obbedendo agli ordini degli USA, perdendoci in ogni campo.

Anzitutto in campo economico, perché le sanzioni contro la Russia non hanno intaccato minimamente l’economia Russa, che, invece è in crescita. Ha intaccato l’economia europea e le fasce deboli della popolazione. Se paghiamo l’energia, il carburante, i beni di prima necessità molto di più, la responsabilità non è della Russia, ma degli USA e dell’Unione Europea, che scarica verso il basso i costi della guerra e delle sanzioni.

E così il conflitto lo paghiamo noi. E lo pagheremo anche più a caro prezzo, dato che, è notizia recente, anche i fondi PNRR, finora destinati allo stimolo dell’economia interna, saranno dirottati verso un maggiore finanziamento delle armi.

Una scelta che ricade, oggi, sulla ricostruzione post-pandemica e post-austerità e domani su chi dovrà pagare i costi dell’indebitamento per alimentare i fondi PNRR.

Una follia pura.

Senza pensare che, così facendo, l’Europa continua a provocare la Cina e i paesi non allineati, provocando così un possibile, anzi, quasi certo (se si continua così) conflitto globale. Da cui ne usciremo distrutti.

Insomma, il quadro è più o meno questo: gli USA dominano, ma sentono poco gli effetti del conflitto. L’Europa obbedisce agli ordini degli USA e sta pagando tutte le conseguenze della guerra. Grottesco, no?

Cosa fare?

La gente, come dicevo, è anestetizzata. Incapace di scendere in piazza e urlare la propria opposizione alla guerra. La via diplomatica sembra congelata, perché nessun paese occidentale vuole fermare la guerra. Ci stanno pensando solo la Cina, il Brasile e Cuba. Ma non basta.

E’ difficile, ma bisogna scendere in piazza, organizzare manifestazioni, gridare il proprio NO alla guerra. Senza parteggiare per l’Ucraina o per la Russia. Ma solo per la povera gente che, lì, muore, qui, fa la fame o ci arriverà presto. Bisogna urlare il proprio corale NO alla Nato, alle violenze, all’egemonia di un paese solo verso tutti. Gridiamo il nostro SI a un mondo multipolare, che dialoga anziché produrre conflitti.

Scendiamo in piazza, tanti, compatti e forti. Il potere soggioga le masse, ma ne ha paura quando sono coscienti e unite.

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5 thoughts on “Conflitto Ucraino, nessuno vincerà.”

  1. Puttanate infarcite di una visione da vecchia sinistra. Non ho competenze per controbattere decentemente sui singoli punti dell’ excursus storico, ma secondo te di fronte a Golia che distrugge Davide dovremmo stare a guardare? Un popolo che viene massacrato? Degli forniamo le armi all ucraina è per difendersi da un invasore imperialista, col semplice ragionamento che se prende l ucraina prenderà anche altro. La pace si ha a determinate condizioni.
    Quelle dell’ ucraina punto. o dovremmo stare a prenderlo nel culo mostrandoci deboli?

    Poi USA, occidente il demonio
    Anche ammesso, dato che l Italia è militarmente una barzelletta, preferisci venire a patti con USA, con l Europa o coi russi ? O coi cinesi ?
    Popolo ovviamente inferiori. Si inferiori. No ? Allora vai a vivere in Cina o in Russia così vedi la differenza. Preferisci loro?
    Se lasci fare quel cazzo che vogliono le si che si fermano ?
    Già ci stanno colonizzando cinesi gente scappata di casa da mezzo mondo .
    Il papà che spara due cazzate e torno nell’ oro la Schlein che paga 300 euro l ora la sarta o qhhel cazzo che è per curare l immagine.
    Avete rotto i coglioni con sta mentalita
    Ogni minima cosa che è filo USA anche filo Europa è fascismo, nazismo adirittura.
    Citare il male assoluto così a sproposito.
    Avete rotto i coglioni.

    In amicizia
    Andrea

    1. Beh, parlando di altri popoli e altre culture come “inferiori”, hai di botto dato prova di due cose: la prima, hai cancellato con un colpo di spugna almeno 200 anni di studi demoetnoantropologici che hanno tentato di scardinare la visione eurocentrica e, quindi, colonialista; la seconda, hai dato prova di esercizio di una mentalità fascista, perché i fascisti pensavano che tutti i popoli dell’Asia o dell’Africa fossero “inferiori”, persino i meridionali erano considerati inferiori, pensa un po’. Sul resto, non ti rispondo io, ma la storia. Quella che ha visto gli USA partecipare a decine di guerre nel mondo, esportando la democrazia con le bombe. O quella che ha visto massacrare, per almeno un decennio, il popolo russofono dell’Ucraina, specie nel Donbass, da parte di gente dichiaratamente nazista e finanziata direttamente o indirettamente da USA e Gran Bretagna. Quello ti stava bene? Certo, perché non se ne parlava, perché i media non ci bombardavano con notizie allarmistiche, ma la gente moriva lo stesso, come in guerra. Vedi come i mezzi d’informazione di massa, schierati tutti da una parte e privi di voci critiche, influenzano le coscienze della gente?

      1. Se ti va puoi sostituire inferiori con arretrati. Di civiltà arretrata. Lo pensano in tantissimi e di fascisti nostalgici (veri) ne vedo pochi. Ovviamente sono contrario al colonialismo, neanche stiamo a menzionare inferiorità/superiorità su base razziale, (il razzismo puro diciamo) ovviamente puttanate su ogni base scientifica umana anche legale dato che è un reato ecc.
        Il Sud è ovviamente arretrato (non di molto ma lo è) ma le cose stanno cambiando. Tutto rispetto alla visione di civiltà del nord- centro nord Italia.
        Esattamente come ritengo questo popolo arretrato rispetto ad alcuni popoli europei
        Ma c’è di più. Alcuni popoli sono arretrati tanto da essere completamente incompatibili col popolo italiano.

        Per quanto riguarda l’Ucraina ricordo che sono stati gli omini verdi (russi senza insegne) a gettare le basi della guerra in un contesto sociale complicato e un popolo diviso dall interno sicuramente.
        mi limito cmq a riportare questi passi di Elia Rosati
        L’Ucraina è un Paese nazista?
        No, non è un Paese nazista ma è un Paese nella cui vita politica partiti e movimenti neonazisti – attualmente molto minoritari – sono presenti da decenni, cosa non rara nei Paesi dell’Est. Parliamo di realtà esterne alla destra cosiddetta conservatrice che si rifanno a una visione nazionalista che si sovrappone a quello che è un passato collaborazionista, tra le due guerre, con il Terzo Reich. Questi partiti e movimenti hanno adottato simboli e personaggi – come Stepan Andrijovič Bandera – inseriti in un passato “legittimo” e considerati padri della patria.

        Il battaglione Azov [qui un approfondimento] ha un ruolo centrale in Ucraina?
        No. Quella in corso è una guerra tra due Stati sovrani e due eserciti. Parliamo di una grande potenza come la Russia di Putin che ha sul campo di battaglia un centinaio di migliaia di uomini e usa ogni tipo di arma, dall’aviazione ai carri armati. Dall’altra parte c’è un esercito nazionale più piccolo ma tenace, che in questi due mesi ha potuto contare su tre miliardi di dollari di finanziamento in strumentazioni militari da parte degli Stati Uniti.
        Il battaglione Azov conta su un gruppo di circa tremila volontari: numeri che mostrano l’irrilevante incidenza di questa formazione in un conflitto su larga scala che vede impegnati migliaia di soldati.
        Sostenere la resistenza ucraina significa essere “di destra”?
        Capisco il motivo della domanda. Una parte della narrazione vuole questa polarizzazione. Ovviamente la risposta è no. Qui non parliamo di una guerra tra l’esercito russo e un esercito “di destra” ma di un’aggressione da parte della Russia a uno Stato, quello ucraino. Schierarsi contro Putin non significa schierarsi con Azov o prendere parte alla vita politica Ucraina, ma distinguere bene chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti. Senza dimenticare la complessità storica di uno scontro che non è solo regionale, ma che tocca tantissimi piani: dal ruolo della NATO alla corsa al riarmo occidentale, dai temi energetici ad alcuni interessi nazionali contrapposti nell’Unione Europea.

    2. Il grande “colpo di genio” degli USA è stata la liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Tra l’altro ci misero un bel po’ prima di entrare in guerra. Da allora a causa di questo “debito” nei loro confronti li é concesso tutto.
      Paghiamo le scelte nefaste fatte nella nostra storia europea.
      Ma il modello imperialista (russo, americamo, o di chichessia) è destinato a crollare di fronte a problemi ben più seri, ovvero la supremazia della tecnica, che presto o tardi ci porterà sull’orlo del precipizio.

      1. Sì, infatti lo sviluppo dell’IA su base neoliberista sarà un grande danno per l’umanità. Come ogni cosa, anche la tecnica, se governata con criterio, produce benessere diffuso. Il problema è l’attuale ideologia di fondo. Senza contare che anche la fantomatica “transizione ecologica”, su base neoliberista, sarà un boomerang e produrrà disastri (anzi, già li sta producendo).

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