Due parole sul Dolmen di Bisceglie deturpato

I mezzi d’informazione locali, il 15 maggio, durante le operazioni di voto che hanno interessato molti comuni in Puglia, tra cui Bisceglie, hanno reso noto l’imbrattamento del celebre Dolmen di Bisceglie ad opera di vandali.

Il fatto merita giusto un paio di brevissime riflessioni. Ma, per capirci a fondo, abbiamo bisogno di capire cosa sono i megaliti e cosa rappresentano.

Dolmen, Menhir e pietre megalitiche

Le pietre megalitiche si possono distinguere in due grosse famiglie: quelle non lavorate dall’essere umano, ossia Bethel e Specchie, e quelle lavorate, cioè Dolmen e Menhir.

I bethel

Si ritiene che i Bethel siano le pietre più antiche e quelle più semplici da erigere. L’origine, almeno nella bibbia, risale a Giacobbe, il quale, durante un viaggio, si fermò in un luogo per passare la notte e lì dormì appoggiato ad una pietra, che, la mattina seguente, eresse a mo’ di altare. Ma lasciamo che a raccontare la storia sia direttamente la Genesi (28, 10-22):

Or Giacobbe partì da Beer-Sceba e se ne andò verso Haran. Giunse in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Allora prese una delle pietre del luogo, la pose sotto la sua testa e in quel luogo si coricò. E sognò di vedere una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ed ecco l’Eterno stava in cima ad essa e gli disse: “Io sono l’Eterno, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco; la terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza; e la tua discendenza sarà come la polvere della terra, e tu ti estenderai a ovest e a est, a nord e a sud; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. Ed ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto”. Allora Giacobbe si svegliò dal suo sonno e disse: “Certamente l’Eterno è in questo luogo, e io non lo sapevo”. Ed ebbe paura e disse: “Questo luogo è terribile! Qui è la casa di Dio, e la Porta del Cielo!”. Così Giacobbe si alzò al mattino presto prese la pietra che aveva posta sotto la sua testa, la eresse come stele e versò dell’olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Bethel, mentre prima il nome della città era Luz. Poi Giacobbe fece un voto dicendo: “Se Dio sarà con me e mi proteggerà durante questo viaggio che faccio, se mi darà pane da mangiare e vesti da coprirmi, e ritornerò alla casa di mio padre in pace, allora l’Eterno sarà il mio Dio; e questa pietra che ho eretta come stele, sarà la casa di Dio; e di tutto quello che tu mi darai io ti darò la decima.

Dunque Beth-El significa casa di Dio e, in Puglia, vi sono numerosi massi eretti a mo’ di altare, specie nelle zone in cui erano stanziate le comunità dei Peucezi, Dauni e Messapi che usarono questo genere di simbolismo per culti protoreligiosi.

Le Specchie

una Specchia a Giurdignano (LE)
una Specchia a Giurdignano (LE)

Apparentemente dei cumuli di pietre, le Specchie avevano una tripla funzione: bonificare i terreni dalle pietre medie, in modo da facilitare le coltivazioni. In alcuni casi assumevano una funzione di controllo del territorio, in quanto era sufficiente salire sul cumulo per guardare meglio in lontananza. In altri casi avevano una funzione funeraria, cioè segnavano la presenza di una tomba.

Per lo studioso francese Émile Bertaux le Specchie erano una sorta di nuraghi di Terra d’Otranto crollati nel tempo. Oppure enormi torri di avvistamento, necessarie alla difesa, come la Specchia dei Mori di Martano, alta più di sei metri con quasi quindici metri di diametro alla base.

I Dolmen

Dolmen Scusi a Giurdignano (LE)
Dolmen Scusi a Giurdignano (LE)

Dello stesso periodo o un po’ successivamente, l’arte di erigere pietre si sviluppò, tanto che si iniziò ad usare grosse e pesantissime lastre di pietre, collocate su due o più piedritti verticali in modo da costruire una rudimentale tettoia.

Si dice che i dolmen siano stati usati come tomba megalitica. Ma le interpretazioni, sull’uso dei Dolmen, si sprecano. C’è chi parla di antichi luoghi di culto, chi, invece, di simboli che convogliano le energie prodotte dalla terra e dal cielo in determinati luoghi. C’è, addirittura, chi parla della funzione antisismica dei Dolmen.

A far da supporto a queste tesi c’è il fatto che i Dolmen non sono stati costruiti dappertutto, ma solo in specifiche zone del globo. Questo contraddirrebbe la funzione funeraria dei Dolmen. Se fosse così, dovrebbero essere usati un po’ dappertutto.

In Italia, per esempio, ne troviamo tantissimi (circa 100) in Sardegna e altrettanti in Puglia. Ma di loro non c’è traccia in altre parti d’Italia, nemmeno nel meridione.

Famosi sono i Dolmen di Stonehenge, ma ce ne sono di molti anche in Bretagna, in Africa e in Asia.

Non voglio addentrarmi troppo sulle teorie sulla nascita e l’uso dei Dolmen, perché andremmo oltre. Qui ci basti pensare che sono talmente enormi e pesanti che lo sforzo di costruirli doveva evidentemente valerne la candela.

La realizzazione dei dolmen viene collocata in un arco di tempo che va dalla fine del V millennio a.C. alla fine del III millennio a.C.

Evidente, è quindi, il valore storico-culturale di questi megaliti.

I Menhir

menhir_costantinopoli_giurdignano
Menhir Costantinopoli di Giurdignano (LE)

I Menhir sono più recenti dei Dolmen e si trovano in molti più luoghi.

In Italia, per esempio, li troviamo, oltre che in Sardegna e Puglia, dove abbondano, anche in Toscana, Sicilia, Liguria, Piemonte, Lombardia e, in Europa, anche in Germania (dove ce n’è uno alto quasi 7 metri!) e in Bretagna.

Dal bretone men e hir, significa pietra lunga. Anche qui le teorie si sprecano. Intanto molti di loro si trovano in prossimità dei Dolmen, a significare, forse, una funzione di segnalazione.

Alcuni di loro avevano un lato più smussato, rivolto a Est, forse a significare una funzione di orientamento durante i solstizi ed equinozi. Ma c’è chi parla, come per i Dolmen, anche di ragioni energetiche, in quanto venivano usati come grossi aghi che convogliano le energie tra la terra e il cielo.

Chiaramente c’è chi parla anche di simbolismo religioso. Le pietre lunghe simboleggiano il tentativo, da parte dell’uomo, di avvicinarsi di più al cielo, per stabilire una connessione con le divinità e venerarle.

Il valore storico-culturale delle pietre megalitiche

Qualsiasi sia la loro funzione, le pietre megalitiche rappresentano una testimonianza storico-culturale d’importanza essenziale per conoscere le origini delle prime civiltà stanziali dei territori in cui sono collocate.

Ci sono studiosi che affermano che i megaliti non si toccano, tanto sono sacri e intrisi di millenni di simbolismo religioso.

Con la progressiva scomparsa degli usi civici e la privatizzazione delle terre, seguita dalla frammentazione agraria, quasi tutti i megaliti ricadono in terreni privati, di diversi proprietari e, se è vero che alcuni sono stati inglobati in case private, quindi inaccessibili, è anche vero che c’è chi s’è preso la briga di creare sentieri, tenere puliti i terreni circostanti, per garantirne la fruizione da parte del turismo culturale.

L’imbrattamento del Dolmen di Bisceglie

L’imbrattamento del Dolmen di Bisceglie rappresenta un po’ il grado di alienazione tra chi ha commesso il fatto e il valore storico-culturale di un bene così significativo.

E’ chiaro che non bisogna generalizzare e arrivare a dire che l’imbrattamento del Dolmen di Bisceglie è opera di ragazzi ignoranti, vandali e criminali. Altrimenti si arriverebbe a colpevolizzare gli individui senza capire il contesto in cui operano e, dunque, senza arrivare a soluzioni efficaci.

Nemmeno l’idea di installare sistemi di videosorveglianza è condivisibile, perché il modello di controllo e sicurezza non fa altro che alienare ancora di più i fruitori del bene, generare perverse forme di controllo e, soprattutto, non risolvere alla radice il problema. Ma trovare una soluzione raccogliticcia e invasiva.

Il Dolmen, così come qualsiasi altro bene culturale, è un bene inserito in un contesto. Territoriale, sociale, culturale, politico. Non riconoscerlo in quanto tale, in quanto bene storico-culturale, è il simbolo di un’alienazione sempre più dirompente, tra chi vive il territorio ed il territorio stesso.

In altre parole, se non riconosco quel bene come tale, vuol dire che mi è estraneo, è qualcosa di altro da me, di alieno, svuotato di ogni significato e privo di ogni valore.

Dunque diventa una semplice pietra da imbrattare, perché in questo modo, lasciando quel segno, lì mi ci riconosco, riconosco il simbolo di un disagio, di un appropriazione simbolica di qualcosa, che, altrimenti, sarebbe il nulla.

L’imbrattamento del Dolmen di Bisceglie è uno dei tanti, troppi, sintomi di un rapporto tra persona, ambiente e società in cui non ci si riconosce l’un l’altro. Perché l’ambiente diventa merce, la società è composta da classi e l’individuo, frustrato per la sua condizione di subalternità, si riappropria degli spazi in un modo a lui congeniale, esternando così le proprie frustrazioni. Che non sono le sue soltanto. Le condivide con altre persone altrettanto subalterne, ma che faticano a riconoscersi in quanto tenute distanti da un modello socio-economico volto alla competitività e all’individualizzazione.

Come uscirne fuori

Uno dei modi, a livello locale, di uscire da queste contraddizioni, è tornare a far cultura. Cultura collettiva, sociale, condivisa, dal basso, non mediata né dai social (il simbolo estremo dell’alienazione) né dalle istituzioni (volte spesso a strumentalizzare), le quali, semmai possono fare da stimolo, da coordinamento, non da egemonizzazione.

Esprimere un’autonoma visione dello stare insieme, stando insieme. E’ così, dialogando, all’interno della comunità, coinvolgendo quante più generazioni possibile, che si può ricreare una coscienza di classe e di comunità, in modo che si arrivi a riattribuire al posto in cui si vive il valore storico-culturale e sociale che ha perso con l’alienazione dei rapporti sociali.

Altro che videosorveglianza. Quello che ci serve è la sorveglianza comune, collettiva e cosciente.

(La foto in copertina è presa da qui)

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