Checco Zalone, il Carmelo Bene de noantri

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E’ azzardato paragonare Checco Zalone (al secolo Luca Medici) a Carmelo Bene? Tutt’altro. Sono molte le similitudini, al netto della fase storico-culturale che li contraddistingue. In più Zalone è un intellettuale organico.

Nei giorni scorsi qualcuno ha pubblicato, su Youtube, il (per me) tanto atteso ultimo film di Checco Zalone, Tolo Tolo. Inutile dire che lo hanno rimosso il giorno dopo per violazione del copyright. Stesso motivo per cui i canali di film in streaming vengono prontamente chiusi dalle pubbliche autorità, le quali si dimostrano spesso inefficienti a tutelare la pubblica sicurezza, ma efficientissime a salvaguardare la proprietà industriale.

Per quanto mi riguarda, stimo tantissimo i gestori di questi canali (eurostreaming, cineblog01, altadefinizione, ecc.) oltre agli utenti di Youtube che a volte caricano film interessanti. Non fosse altro che traducono in prassi il sacrosanto diritto di godere della visione cinematografica anche da parte di chi non ha i mezzi per accedervi. Ma soprattutto rischiano tantissimo, sul piano penale (reclusione da sei mesi a tre anni) ed economico (sanzione amministrativa da 2.582 a 15.493 euro), in quanto lo Stato ha il compito di tutelare, chiaramente, la miliardaria industria cinematografica. E punire, ovviamente, i poveri cristi che godono di un film.

Oh, finalmente me lo posso vedere! Ho pensato mentre preparavo le patatine unte e bisunte con annessa birrozza gelata. Certo, la qualità lasciava a desiderare, ma, formatomi alla sublime arte dello scrocco ai tempi del cine cam live, diffuso tramite e-mule e scambiato in cd (poi dvd multifilm), questo è oro.

Arrivo tardi a commentare sto benedetto film, oggetto di critiche a più non posso in quel mese di gennaio in cui il coronavirus era un problema cinese e gli argomenti del giorno erano le sardine, il voto in Emilia Romagna e Calabria, oltre, ovviamente, al film di Checco Zalone. Ma, da come si sarà capito, non sono avvezzo a frequentare cinema o a pagare abbonamenti per guardare film.

Nel freddo e lungo periodo del lockdown inoltrato sono sopravvissuto tra Youtube (dove ogni tanto caricano qualche film simpatico) e RAI play. Dato che i canali di streaming spesso non funzionavano.

Off topic: Ma chi li carica i film su RAI play?

Ora, perdonate l’off topic, ma una cosa su RAI play vorrei dirla. E’ mai possibile che una piattaforma che conta centinaia di film, di varia natura, anno di produzione e provenienza geografica, abbia come minimo comun denominatore che so’ tutti film della cippa? Cioè, ogni tanto qualche film decente lo passano, ma per decente intendo sopportabile. Roba per cui un’ora e mezza ce la passi, ma con malcelata frustrazione. C’hanno solo film inguardabili, melensi, noiosi, stucchevoli. Gli unici film degni di nota che hanno messo sul canale, di recente, sono stati Smetto quando voglio, Lo chiamavano Jeeg Robot e Anime nere. Per il resto, puro pattume.

La trama di Tolo Tolo

Detto ciò (ora mi sento più liberato), torniamo a Tolo Tolo. E’ inutile raccontare la trama, che tanto di sicuro molti italiani conoscono già. Lo dicono i numeri. E’ il film che ha incassato di più in Italia nel 2020 (almeno fin quando si poteva andare al cinema), con 46 milioni di euro e spicci. Giusto per capirci, Titanic, a suo tempo, ne incassò 50. E conoscevo (per mia fortuna parlo a passato) fanciulle che l’hanno visto 7, 8, anche 10 volte. 

La volete sapere lo stesso? E vabbuò, la racconto. La trama è semplice. Checco è un imprenditore pugliese e un giorno decide di aprire un ristorante sushi. Che però fallisce miseramente. Dopo il fallimento, inseguito dai debiti, soprattutto tributari, decide di rifugiarsi in Africa, dove si improvvisa cameriere in una lussuosa struttura alberghiera del Kenya. Un giorno, però, l’albergo viene assalito dall’ISIS e Checco e Oumar, un collega cameriere divenuto amico, si rifugiano nel villaggio di quest’ultimo, ma anche questo viene attaccato dai terroristi. Al ché i due sono costretti a emigrare in Europa, ma Checco non vuole tornare in Italia, bensì rifugiarsi nel Liechtenstein, in cui le tasse e la burocrazia sono meno pressanti che nel Bel Paese. Strappa così il passaporto e decide di affrontare il viaggio da clandestino. A loro si uniranno la bella Idjaba, di cui Checco Zalone è innamorato, e il piccolo Doudou. Dopo un lungo, pericoloso e tortuoso viaggio, non parco di sorprese, i protagonisti arriveranno in Italia.

Questo è il primo film diretto da Checco Zalone, con l’aiuto di Paolo Virzì, la cui mano, però, si sente poco (direi per fortuna). 

La genialità di Checco Zalone

C’è chi ha criticato Checco Zalone perché troppo spostato a sinistra, considerandolo un buonista che punta a far accettare i migranti. Altri lo hanno criticato per aver deriso gli stereotipi della sinistra qualunquista, idealista e acritica (cioè quella che domina le scene e c’è toccata in sorte in questo momento storico), questa sì buonista, che fa dell’accoglienza e della contaminazione, senza critica sociale, un vessillo. C’è pure chi ha detto che Checco Zalone, in questo film, s’è mantenuto in equilibrio, non sposando né l’una né l’altra ideologia, ma sferrando fendenti a destra e a manca. 

Se permettete, vado oltre. Zalone è un genio artistico e intellettuale. Uno che analizza la realtà con una complessità disarmante e la spiega con una semplicità ancor più incredibile.

Cosa c’entra Checco Zalone con Carmelo Bene?

Checco è un intellettuale organico, con una genialità creativa e critica, d’avanguardia, insolente, provocatore, calato perfettamente nella realtà e con una spiccata capacità di lettura, di destrutturazione dai luoghi comuni e di reinterpretazione sul piano artistico. Insomma, Checco Zalone è un Carmelo Bene popolano e popolare, contemporaneo, fuori dagli schemi borghesi, che lo vorrebbero addomesticato, ininfluente, comico senza oltrepassare i limiti, insomma, ancorato ad un’ideologia dominante o pseudo-alternativa. Inoltre alcuni elementi immaginifici del film Tolo Tolo richiamano, seppur in modo didascalico, alcune espressività del cinema beniano.

Chiariamo cosa voglio dire con intellettuale organico, concetto elaborato da Gramsci nei Quaderni dal Carcere. E’ un intellettuale che comprende la realtà storica, l’analizza, la rielabora e la racconta, dal punto di vista di una classe. Non quella dominante. Nemmeno quella media e piccolo-borghese (rappresentata, in larga parte, dai buonisti di sinistra), ma quella che oggi potremmo definire popolare. Quella che un tempo era la classe operaia e contadina e rappresentava la realtà attraverso il folklore.

Il folklore alla Zalone

Il folklore. Una rappresentazione del mondo autonoma, coerente ad un’ampia classe di sfruttati, non solo nazionale, e non parca di ironia e capacità di comprensione dei fatti sociali. Povera, certo, di rielaborazioni coerenti ed organiche, ma capace di leggere la realtà al di fuori delle edulcorazioni fatte dalla narrazione dominante. Questo pericolo è stato annientato con la distruzione del folklore e il suo assorbimento nella cultura dominante e nel mercato degli eventi (caso emblematico è quello della pizzica salentina, che non a caso Checco deride spesso).

Zalone che fa? Riprende in mano gli antichi strumenti del folklore e li sfrutta per ricostruire una visione popolare, ricca di critica. Quella che oggi si rispecchia nella classe dei consumatori, lavoratori, precari, piccoli imprenditori, disoccupati. Cioè quelli che a fatica arrivano alla fine del mese e che saltano da un consenso politico all’altro, perché orfani di rappresentanza. E anche di una visione critica della realtà. Quindi facili ostaggi di populismi, demagogie e letture distorte del reale.

Checco Zalone muove da una visione popolare, folklorica, eppur reale – privo delle lenti partitiche e particolari – per raccontare una storia, analizzandola e destrutturandola per poi manipolarla e arrivare al nocciolo. Elimina gli orpelli ornamentali che offuscano la vista e racchiudono la realtà in luoghi comuni di facile governabilità ed assimilazione. Insomma, detta in modo semplice, fa l’intellettuale.

La differenza tra Zalone e gli intellettuali italiani

Gli intellettuali nostrani sono pressoché tutti tradizionali (nell’accezione fornitaci da Gramsci), ossia convinti di essere super-partes, quindi astorici, idealisti, ma di fatto organici al pensiero unico, dettato dalla classe dominante. Anche quelli buonisti, sedicenti di sinistra, non fanno altro che perpetrare una visione alternativa, ma solo di facciata.

La realtà, da questi soggetti, viene edulcorata e trasformata in luoghi comuni, che producono una narrazione rappresentativa, parziale, irreale.

Zalone da intellettuale organico alla classe popolare, calato nella realtà, fa l’esatto opposto: parte dai luoghi comuni per destrutturarli, caricarli di ironia, per poi raccontare la realtà in senso critico ed evidenziare le contraddizioni. E così finisce per scontentare tutti gli intellettuali tradizionali, oltre, ovviamente, a quelli puramente organici alla classe dominante.

Checco Zalone non si definirebbe mai un intellettuale, semmai un cantante, un attore, oggi un regista. Però, di fatto, lo è. Anzi, è uno dei più realisti tra gli intellettuali. Il film Tolo Tolo supera addirittura gli altri suoi quattro precedenti film. Nei quali s’intravedeva la genialità realistica e al contempo creativa di Zalone, ma i limiti erano ancora vincolanti. Il primo era la regia. Il secondo, una notorietà non ancora radicata. Oggi che questi limiti sono stati superati, possiamo godere per davvero della genialità di Zalone, in tutto il suo materialismo storico d’avanguardia.

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