Ecco una lista di marchi del capitalismo globale che finanziano, direttamente o indirettamente, il governo israeliano e aiutano i soldati israeliani nell’occupazione e sterminio del popolo palestinese.

Per una spesa critica e una scelta responsabile e giusta.

Tra queste aziende e marchi figurano: Coca cola, Mcdonald’s, BNP Paribas, Carrefour, Amazon, Disney, Puma, Axa, Louis Vuitton, Teva, Burger King, CIF, Sodastream, HP, Dell, Always, Fanta, Axe, Dior, Febreze, Oral-b, Airbnb, Ariel, Nestlè, Lipton, Givency, Booking, Lenor, Intel, Clearblue, 7up, Garnier, Celine, Chanel, Cerave, Volvo, Persil, Maggi, Kayak, Vittel, Sprite, La Roche Posay, Pizza Hut, Bank od America, Caterpillar, Fenty, Starbucks, BP.

Per far sentire maggiormente la nostra voce, boicottiamo Israele e le aziende del capitalismo globale che ci fanno affari e finanziano il genocidio delle popolazioni palestinesi. L’elenco non è completo. Un ottimo strumento, aggiornato continuamente, per capire se un’azienda supporta o meno Israele, è questo.

Facciamo giusto qualche esempio

The Coca-cola Company ha uno stabilimento nell’insediamento israeliano illegale di Atarot, nel territorio palestinese occupato. Sul boicottaggio si sono attivati numerosi dipendenti del Comune di Napoli (grandi!) che hanno chiesto il ritiro della bibita dai distributori automatici (leggi qua).

Per quanto riguarda Carrefour leggiamo che

ha infatti stretto una serie di partnership strategiche con Israele, aperto filiali negli insediamenti illegali e sostenuto attivamente l’esercito israeliano durante l’assedio della Striscia di Gaza. Tratto da qui.

In realtà, anche se LIDL non compare in questo elenco, ci dovrebbe essere, perché è di proprietà di Schwarz Gruppe, un gruppo tedesco che si occupa anche (e soprattutto) di IT, cioè di tecnologia dell’informazione. Spulciando tra i media tedeschi si viene a sapere che nel 2021 ha acquisito la società di sicurezza informatica israeliana XM Cyber. Uno dei fondatori, secondo l’homepage dell’azienda, è l’ex capo dell’agenzia di intelligence del Mossad, Tamir Pardo.

L’acquisizione mira a rafforzare le politiche aziendali per lo sviluppo di servizi e prodotti informatici per la sicurezza di Israele. Si vocifera che il presidente della Schwarz Gruppe, Dieter Schwarz sia un sionista convinto, ma non ho trovato prove in rete, quindi restiamo con il dubbio (fondato, però).

Cibo gratis ai militari israeliani

McDonald’s, nella sua lunga sfilza di crimini contro l’ambiente e gli animali (deforestazione, allevamenti intensivi), lo sfruttamento del lavoro, le pressioni contro la libertà di stampa e tanto altro (sarebbe impossibile elencarli tutti), non poteva certo perdersi questa ennesima medaglia. Infatti

L’affiliato israeliano del marchio ha donato pasti e bevande al personale militare israeliano impegnato nel genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha promosso questa forma estremamente provocatoria e razzista di complicità sui suoi canali social. 

Anche Burger King ha fatto lo stesso e si è beccato pure una causa civile (altrimenti non l’avremmo saputo). Infatti leggiamo che

Burger King Israel will distribute vouchers worth 480,000 shekels ($125,900) to Israeli occupation soldiers and reservists following a lawsuit.

This comes after a 2022 lawsuit filed by customers who claimed to have been misled into eating non-kosher food at one of the chain’s branches in Israel. The complaint said the branch continued to display a kosher certificate outside the ship in spite of losing its status over a year earlier.

Burger King denied the claims but admitted that an exterior sign was removed after the lawsuit was filed.

Judge Rachel Arkobi, who approved the agreement, wrote: “There is no dispute that the sign at the mall presented the branch as kosher, establishing a personal claim for the plaintiff.”

The chain has been ordered to issue 8,727 vouchers, each valued at 55 shekels ($14.40), which will be valued for one year and can be spent at any kosher branch.

Le banche e le assicurazioni che danno liquidità al governo

Sulla compagnia assicurativa AXA veniamo a sapere che

detiene 150,43 milioni di dollari in azioni e obbligazioni di undici società che hanno inviato armi in Israele durante il genocidio contro i palestinesi a Gaza, tra cui Boeing e General Dynamics. Le armi di entrambe le aziende erano direttamente collegate agli attacchi israeliani contro Gaza, agli omicidi di massa, come il bombardamento del campo profughi di Tel al-Sultan a Rafah, il 26 maggio, e il bombardamento del 10 settembre contro i palestinesi che si rifugiavano ad al-Mawasi, che Israele aveva designato come “zona sicura”.

Mentre BNP Paribas, BPER e altri istituti bancari, hanno garantito una costante liquidità al governo israeliano attraverso l’acquisto dei “war bonds“, emessi dal governo israeliano. Difatti un’inchiesta ha dimostrato che

Banche e gestori europei e americani hanno comprato dal 7 ottobre 2023 i “War Bonds” di Israele garantendogli liquidità per finanziare anche la guerra a Gaza. Nella ricerca commissionata dalle ONG BankTrack e Pax spunta anche l’italiana BPER, che ha preferito però opporre il silenzio alle nostre richieste di chiarimento.

Le aziende tecnologiche

Mentre il ruolo di Microsoft è ancora più attivo, infatti

Microsoft è forse l’azienda tecnologica più complice dell’occupazione illegale di Israele, del regime di apartheid e del genocidio in corso contro 2,3 milioni di palestinesi a Gaza. Oltre a fornire servizi informatici al sistema carcerario, Microsoft fornisce all’esercito israeliano servizi cloud e AI di Azure che sono cruciali per potenziare e accelerare la guerra genocida di Israele . Gli ampi legami di Microsoft con l’esercito israeliano sono rivelati nelle indagini del Guardian con la pubblicazione israelo-palestinese +972 Magazine. In risposta alla complicità di Microsoft nell’apartheid e nel genocidio israeliano contro i palestinesi, i lavoratori di Microsoft hanno lanciato No Azure for Apartheid, una campagna guidata dai lavoratori stessi che chiede la fine della complicità di Microsoft in gravi violazioni.

Lo stesso dicasi per HP.

Hewlett Packard (HP), che comprende Hewlett Packard Enterprise (HPE) e HP Inc., è un importante sostenitore dell’occupazione israeliana. Attraverso le sue collaborazioni con il Governo, l’esercito, le prigioni e la polizia israeliani, HP fornisce un supporto tecnologico e logistico fondamentale che permette i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità, come la costruzione di insediamenti illegali e l’apartheid nei territori palestinesi occupati. HPE sostiene l’Autorità israeliana per la popolazione e l’immigrazione, un pilastro del sistema di apartheid, fornendo tecnologia per le sue banche dati e sistemi informatici. HP Inc (USA) fornisce servizi agli uffici dei leader del genocidio, il premier israeliano Netanyahu e il ministro delle Finanze Smotrich. (tratto da qui).

Inoltre Dell, stando a quanto riportato da BDS Italia,

fornisce server, servizi di manutenzione e attrezzature legati alle forze armate israeliane nell’ambito di un contratto da 150 milioni di dollari per il 2023, finanziato dagli aiuti esteri degli Stati Uniti. Dell è impegnata nella continua pulizia etnica di Israele nei confronti dei palestinesi indigeni, con attività di ricerca e sviluppo nel parco cibernetico nazionale di Israele che cerca di rafforzare gli insediamenti illegali nel Naqab (Negev), sfollando le comunità beduine palestinesi. Un mese dopo l’inizio del genocidio israeliano di Gaza, il fondatore e amministratore delegato Michael Dell ha donato a Israele azioni per 350 milioni di dollari, consolidando ulteriormente la partnership genocida tra Israele e Dell Technologies.

Altri esempi

Per quanto riguarda Volvo, scopriamo che prima si scusa per la fornitura di mezzi all’esercito israeliano, poi però investe attivamente in start-up tecnologiche israeliane. Infatti questo articolo, del 2023, spiega che

Volvo Group, a Swedish heavy machinery manufacturer, has faced criticism for its indirect involvement in conflicts, particularly in the Israeli-Palestinian context. Despite issuing statements attempting to absolve itself of responsibility for the use of its products in such scenarios, critics argue that as long as Volvo maintains ties with companies supplying equipment to the Israeli military, it remains complicit in actions impacting Palestinian communities.

Ma poi,

In a seemingly contradictory move, Volvo Cars’ venture capital arm, the Volvo Cars Tech Fund, has actively invested in Israeli technology start-ups. The fund’s investments in companies like UVeye and MDGo demonstrate Volvo’s commitment to innovation and safety in the automotive sector. These Israeli companies, based in Tel Aviv, focus on technological advancements aimed at improving safety standards and inspection processes in the automotive industry.

Su Oral-b, di proprietà di Procter and Gamble, si viene a sapere che è stato aperto un centro di ricerca e sviluppo a Tel Aviv, in cui investe 2 miliardi di dollari all’anno (fonte).

Vacanze nei territori occupati

Infine, il Guardian ha accertato che i due noti siti di prenotazioni online, cioè Booking e Airbnb, promuovono sui loro siti vacanze lussuose e indimenticabili in 760 soluzioni abitative, tra hotel, ville con piscina, appartamenti e camere. Sì, però nei territori occupati dalle milizie israeliane, tra cui Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Di seguito lo screenshot di un esempio di ricerca. E’ interessante leggere le recensioni degli hotel (tutte di israeliani e americani), tra chi si lamenta dello scarico che tira male e chi della colazione scarsa. Tenete presente che Ramallah è la capitale di fatto della Palestina, nella regione della Cisgiordania ed è stata interessata da bombardamenti, conflitti, rastrellamenti. No, così per dire.

E’ interessante leggere cosa scrive il Guardian,

Tekoa is a quiet, respectful and diverse, residential community,” reads the listing. There is no mention of the recent confrontations just outside the town, involving guns, clubs, knives and dogs, which have forced neighbouring Palestinians off their land. In a four-mile radius around Tekoa at least 100 Palestinians have been forced out since 2023. The rate of violence and land grabs in the area has escalated dramatically since the start of the war in Gaza.

Despite the recent violence, Tekoa – an area known for its natural beauty, organic farms, the nearby Israeli-administered Nahal Tekoa nature reserve and Herodion national park – was the settlement in the West Bank with the highest number of listed holiday rentals on Airbnb outside East Jerusalem.

Boicottiamo Israele!

Insomma, diverse società del capitalismo globale permettono ad Israele di avere denaro, tecnologie, strumenti e armi per facilitare il genocidio in corso e il perdurare dell’occupazione illegale dei territori palestinesi.

Boicottiamo Israele smettendo di servirci dei prodotti e servizi di queste aziende. Il miglior modo di far sentire la nostra voce è quello di colpirli al portafogli. Sono le uniche ragioni che riescono a capire.

Vi invito ad aderire alla campagna di boicottaggio indetta da BDS Italia. Come scrivono sul loro sito,

Il movimento BDS colpisce la complicità, non l’identità. Quando si tratta di aziende israeliane, non essere complici significa non essere coinvolti nell’occupazione militare, nell’apartheid o nel colonialismo d’insediamento di Israele e riconoscere pubblicamente i diritti dei palestinesi ai sensi del diritto internazionale, in primo luogo il diritto al ritorno dei rifugiati in conformità con la risoluzione 194 delle Nazioni Unite. Per quanto ne sappiamo, non esistono aziende israeliane che soddisfino queste condizioni.

Tutte le società internazionali i cui affari con Israele contribuiscono al genocidio, all’apartheid, alla colonizzazione o all’occupazione illegale potrebbero essere complici di gravi violazioni del diritto internazionale e quindi i loro dirigenti e membri del loro consiglio di amministrazione essere ritenuti responsabili.

Ricordiamocelo. Ogni euro tolto a questi marchi è un aiuto in meno al governo nazista di Israele.

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