Fenomenologia del marketplace

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Non so se vi è mai capitato di mettere qualcosa in vendita su internet. Su quei siti di annunci di compro/scambio/vendo, oppure sui siti di mercatini dell’usato che oggi vengono accomunati dal termine marketplace. Roba tipo Subito, Kijiji, Ebay, il marketplace di Facebook, ecc. ecc.

Da tempo mi ero ripromesso di raccogliere le risposte agli annunci che mettevo nel marketplace, per poterle analizzare e tentare di dare una spiegazione logica a domande o a richieste di informazioni che di razionale avevano ben poco. Il punto è che se ricevere domande petulanti o banali capita a tutti e quindi non bisogna metterci bado, diventa invece antropologicamente rilevante, e dunque oggetto di studi, quando sono ripetute, interclassiste e interterritoriali e, soprattutto, seguono uno schema ricorrente.

Spieghiamoci meglio

In 11 anni di utilizzo di piattaforme marketplace quali Subito, Kijiji e, più di recente, il marketplace di Facebook (usato fino a quando non ho deciso di uscire dai social) ho messo in vendita i prodotti più svariati, da auto e moto a mobili d’antiquariato, da attrezzature da lavoro a quelle fotografiche, da lampade d’arredamento a strumenti musicali, da computer portatili a vestiti da donna. Insomma, tutto ciò che il mancato utilizzo o la soffitta potevano fornire.

Dunque ho avuto a che fare con persone d’ogni estrazione sociale, di ogni genere e provenienza geografica: dalla casalinga di Urbino al fotografo professionista di Alessandria. Dall’operaio di Trapani all’imprenditore di Bari. Per non farla troppo lunga, sebbene non abbia mai approfondito (per ovvie ragioni) le caratteristiche della gente con cui ho avuto a che fare, ho comunque ottenuto quei dati grezzi e sufficienti per farmi un’idea grossomodo approssimativa. Del resto questo non è uno studio, ma vuol essere una giocosa relazione.

Sfruttando il concetto weberiano di tipo ideale, ho evidenziato cinque tipologie di utenti, che seguono sempre gli stessi schemi e che sostanzialmente adottano i medesimi comportamenti.

Sia chiaro, questo non è un fenomeno contemporaneo. Non voglio mettere sotto accusa (per una volta) il sistema cattivo e corrotto oppure le influenze mediatiche o roba del genere. No no. Anzi è molto probabile che personaggi simili esistano da tanto, solo la rete è stata capace di farli emergere e permettere a chi ha tempo da perdere come me di analizzarli (sempre per gioco, s’intende).

Iniziamo dal meno peggio.

Tipo 1 – Il pentito

E’ quello che ti contatta, magari con l’interesse di comprare, però poi si pente e sparisce. Non è fastidioso in sé. Tutti noi abbiamo avuto la voglia di comprare qualcosa, ma poi, riflettendoci meglio, abbiamo cambiato idea. E’ una cosa piuttosto normale. La cosa più fastidiosa, però, è quando il pentito sparisce proprio poco prima di concludere l’affare. Magari tu hai già preparato il prodotto, lo hai cacciato dalla soffitta, pulito e sistemato, oppure lo hai impacchettato, pronto per essere spedito, fiducioso che sto tipo lo prenderà e ti pagherà. Invece nisba. Niente. Sparito.

Conversazione tipo 1

Ciao, ti scrivo per l’annuncio dell’asse da stiro in vendita

Ok, dimmi

Basta, smette di rispondere. A volte disattiva l’account sul marketplace. E questa è la storiella più sensata. Del tipo: scrivo un messaggio per chiedere informazioni, poi mi pento e smetto di rispondere. Ci sta. Tu ti chiedi il perché, specie quando capita di frequente, ma quest’atteggiamento ha una sua logica, basata sul cambiamento di idea.

Conversazione tipo 2

Ciao, ti scrivo per l’annuncio della macchinetta fotografica. E’ in buone condizioni?

Sì, l’ho usata pochissimo ed è ancora in garanzia

Ok, la voglio prendere ma puoi togliermi qualcosa?

Se sei davvero interessato, chiudiamo a 20,00 € e la prendi subito

Va bene, me la puoi spedire?

Ok, la spedizione costa 10,00 €

Ok, l’indirizzo è via tal dei tali, cap, città ecc. ecc. Come ti posso pagare?

Fammi una ricarica PostePay su questo numero: 12345677888965, intestata a Tizio Caio Sempronio, ok?

Ok, lo puoi preparare subito il pacco? Mi serve il prima possibile

Ok, nel frattempo fai la ricarica e mandami la ricevuta

Ok

Una lunga conversazione. L’acquirente che pare davvero interessato, uno scambio di dati personali che lascia presupporre la conclusione dell’affare. Conscio di ciò, tu prepari il pacco, imballi per bene tutto e attendi un riscontro. Per sicurezza, che non si sa mai, non prenoti la spedizione al corriere, però sai che a breve l’acquirente si farà sentire, dato che dalla conversazione ti pareva un tipo normale e, soprattutto, interessato. E invece niente. Sparisce. Tu, per educazione, attendi un paio di giorni e poi gli scrivi di nuovo. Torni a vedere se c’è una risposta, noti che il tuo messaggio è stato letto e niente. Nessuna risposta.

La logica sottesa a tale atteggiamento è sempre quella del pentito. Tuttavia un pentito che fa perdere tempo, pazienza e risorse al venditore.

Tipo 2 – l’affarista del marketplace

L’affarista è quello che deve tirare sempre e comunque sul prezzo. Chiedere uno sconto è lecito, ma dimezzarlo, se non di più, diventa una mancanza di rispetto. Se tu, onestamente, metti un prezzo ad un prodotto e sai che quello è il suo valore (o, peggio, svendi, per velocizzare la vendita), costui tirerà ugualmente sul prezzo. Insomma, non importa a che prezzo lo metti, se troppo alto o troppo basso. Tirerà sempre.

Conversazione tipo

Ciao, ti contatto per la moto in vendita a 1000,00 €

Ciao, dimmi

a 300,00 me la dai, passaggio compreso?

Educatamente rispondi di no, ma ti sale la bile e la voglia di prenderlo a schiaffi. Ciò che ti frena è la consapevolezza per cui prenderesti a schiaffi solo il monitor di un pc o di uno smartphone. Dunque ti trattieni.

Tipi del genere, probabilmente, sono rimasti ancorati a quel tempo in cui il commerciante proponeva la sua merce a 100 per poi venderla a 10 (che era il prezzo che lui voleva realizzare). Dunque ad una forma di marketing oggi decisamente superata e legata a rapporti sociali ben diversi da quelli che si concretizzano negli scambi commerciali via web.

Tali considerazioni si rafforzano anche all’idea per cui basterebbe una semplice comparazione web per capire se il prezzo richiesto è coerente a quello di mercato e, dunque, tirare fino ad arrivare all’allineamento, o magari un po’ sotto, è una pratica lecita e, anzi, intelligente. Arrivare a chiedere di farsi quasi regalare un prodotto, invece, è da sciocchi presuntuosi. E quanti ce ne stanno in giro!

Tipo 3 – Lo sfacciato

L’evoluzione in peggio del tipo poc’anzi analizzato è lo sfacciato. E’ quello che, senza mezzi termini, vuole l’oggetto in regalo. Spesso te lo ritrovi di fronte quando metti un annuncio per un prodotto ad un valore più basso di quello di mercato, con l’intenzione di monetizzare subito. Lui ne approfitta e, con spocchia, ti contatta, proponendoti la sua offerta, quasi come se ti volesse fare un favore.

Conversazione tipo

Ciao, ti contatto per la Panda del 1990 a 500 €

Ciao, sì, dimmi

Vengo a prenderla domani, ti pago solo il passaggio

Una conversazione del genere, a chi mette spesso annunci di vecchie macchine, capita spesso. Non so come mai sia frequente l’idea che il passaggio di proprietà giovi al venditore. Forse quest’idea è legata alla pratica di alcuni venditori d’auto che aumentano il prezzo per coprire i costi amministrativi e poi vendono l’auto con la formula passaggio incluso, generando l’idea che il passaggio è sempre incluso nel costo di un’auto. Non saprei spiegarla diversamente.

Tipo 4 – Il minuzioso

E’ il personaggio tipo che ti fa perdere più tempo, pazienza, sonno. Quello che vuole ogni dettaglio, ogni singola informazione, una foto per ogni angolazione del prodotto, che ti fa le domande più inaspettate. E poi? Quando l’affare pare concluso, si mostra titubante oppure, peggio, sparisce. Esattamente come il tipo 1. L’unica differenza è che questi, nel frattempo, ti ha fatto consultare le enciclopedie più specializzate per rispondere ad ogni sua domanda.

Conversazione tipo

Ciao, ti contatto per l’annuncio della lampada in ceramica decorata

Ciao, dimmi

E’ nuova?

Sì, praticamente sì. Ce l’ho da un mese

E’ artigianale?

Non saprei

Mi mandi le foto dove si vede la firma o il marchio? E mi mandi le foto dell’altro lato? Dalle foto dell’annuncio non si capisce, c’è troppa ombra

Ok

Che tipo di ceramica è? La decorazione è sopra smalto o sotto smalto? Se la tocchi con un dito è liscia o ruvida? L’attacco della lampadina è E14 o E27? Il massimo dei watt accettati dal portalampada di quant’è?

Aspetta, mi documento e ti dico

L’impianto si può smontare oppure è fisso?

Ehm, controllo e ti faccio sapere

La puoi spedire?

La spedizione con chi la fai? Con cosa la imballi? Ci metti la carta a bolle? E il polistirolo? Il cartone è a 2 o a 4 onde? Mi fai avere il numero di tracking? In quanto tempo mi arriva?

Aspetta, mi sono perso

Se arriva e non sto in casa, il corriere mi chiama?

E io che ne so?

Ok, dai. Ci penso e ti dico

Di solito personaggi del genere, dopo aver succhiato ogni tipo di informazione, forse per noia o forse per curiosità, concludono con un ci penso e ti faccio sapere (evoluzione web del faccio un giro e ci penso). Ovviamente non ti faranno più sapere nulla. Questo genere di personaggio fa lo stesso con qualsivoglia commerciante e dunque ha contribuito a modellare il carattere del commerciante tipico come persona generalmente parca di informazioni e a tratti scontrosa. Del resto la fisica c’insegna che ad ogni azione corrisponde una reazione, uguale e contraria.

Tipo 5 – Il distratto

E’ quello che ti scrive per chiederti le medesime informazioni che trova già nella descrizione del prodotto. Forse è la figura più petulante di tutte, quella che ha contribuito a generare espressioni tipicamente ricorrenti negli annunci quali astenersi perditempo (una volta era d’uopo anche il termine burloni, oggi in disuso) e quella che ha favorito lo sviluppo, sui marketplace, di un numero sempre maggiore di informazioni inseribili nell’annuncio, proprio per evitare la formazione di un traffico di domande petulanti. Ma, nonostante i buoni propositi, tale sviluppo tecnologico è servito a ben poco.

Conversazione tipo 1

Ciao, ti contatto per l’annuncio della macchina da caffè. Di dove sei?

C’è scritto nell’annuncio

Che misure ha?

C’è scritto nell’annuncio

E’ usata?

C’è scritto nell’annuncio

La spedisci?

C’è scritto nell’annuncio

Conversazione tipo 2

Ciao, ti contatto per l’annuncio del divano a 4 posti in vendita a 30,00 €. Me lo puoi spedire?

Ciao, nell’annuncio c’è scritto “solo ritiro a mano”

Io sono di Roma, il divano dove si trova?

Nell’annuncio c’è scritto Lecce!

Il prezzo è compreso di spedizione?

Qui evito di commentare. Il dialogo è realmente accaduto. Non è una sintesi, si è proprio svolto così.

Marketplace e solitudine

Una cosa che ho notato è che soggetti del genere, per giunta estremizzati, pascolano liberamente sul marketplace di Facebook

Lì si ammassano i fancazzisti e i perditempo. Ho elaborato, nel tempo, una teoria per spiegare il motivo per cui quando metti un annuncio sul marketplace di Facebook, ricevi molti più riscontri, ma, in proporzione, hai molte meno probabilità di concludere la vendita.

Se su subito o su kijiji un potenziale acquirente ci deve andare di proposito, e quindi ci va solo chi è interessato – anche solo vagamente – a comprare qualcosa, Facebook è, per moltissima gente, come una casa.

Metaforicamente, se navigare tra un sito e l’altro è un po’ come uscire di casa e girare tra vie, piazze, case e negozi, girare all’interno di Facebook è come spostarsi da una stanza all’altra della stessa casa. Dunque c’è molta differenza tra chi si attiva per cercare qualcosa nella rete e chi, invece, pigramente clicca tra una sezione e l’altra dello stesso social che, guardacaso, cerca di offrire di tutto (annunci, giochi, partite di calcio, video, ecc), pur di evitare che la gente lasci anche solo per pochi minuti, il social. Perché è solo così che fatturano: con il tuo tempo e le tue informazioni che, inconsapevolmente, gli regali.

Del resto la metafora di Facebook come una casa è assimilabile a quella di casa in senso reale. Il concetto di restare a casa non è solo un assioma da lockdown dettato dalla paura dei contagi, ma è la nuova forma di concepire la pigrizia. Non stanno crescendo i servizi di delivery di tutto? Compresa la spesa e il cibo pronto? Ecco, la casa non è solo una metafora, è un simbolo. Che ha anche un’altra faccia, quella dell’alienazione e della solitudine. A volte, per molti, il pretesto di rispondere ad un annuncio sottende una profonda necessità di fare quattro chiacchiere. Fosse anche con un estraneo, fosse anche con la falsa intenzione di comprare.

Chissà se usciti dal dramma del covid non ci tornerà la voglia di mettere in vendita la nostra mercanzia al mercatino delle pulci domenicale. Avremo tutto da guadagnare: una bella passeggiata, un affare e, finalmente, una stretta di mano tra acquirente e venditore. Come ai bei tempi.

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6 thoughts on “Fenomenologia del marketplace

  1. Io non ho mai venduto online, anche se avrei molte cose che potrei vendere, ma alla fine mi sembra uno sbattimento per che cosa? Guadagnare pochi euro? Bah! Tanto vale regalarla la roba! È incredibile quanto la gente sia spilorcia e perda un mucchio di tempo per vendere cose prive di valore o per guadagnare 2€! Come se facessero chissà quale differenza.

    1. Dalle mie parti si dice “lu bbinchiatu nu crite lu disciunu”. Parafrasando, chi sta nel benessere non riesce a immedesimarsi in chi sta peggio. Ci sarebbe tanto da riflettere su quanto hai scritto, tanto da fare autoanalisi. Per molti quelle “2€” cui guardi con disprezzo fanno tanta differenza.

  2. Ah beh se per te guadagnare 1300€ sarebbe vivere nel benessere e nel lusso…!

    Se una persona può permettersi di avere un computer, un abbonamento a una linea adsl e molte cose da vendere non ha bisogno di guadagnare pochi spicci vendendo roba usata per campare. Le persone che vendono cose di poco valore online sono persone spesso grette e pidocchiose, che vogliono trarre profitto dalle cose più insignificanti e da oggetti che a loro non servono più e che potrebbero benissimo regalare o al limite barattare.
    Renditi conto che c’è gente che vende online i punti Esselunga! 0,8 centesimi 100 punti…Siamo al ridicolo!

    1. Non mi interessa quanto guadagni e non c’è bisogno di dirlo in giro per giustificare qualcosa a te stesso. Il tuo discorso è privo di senso, pare uno sfogo di un ragazzino. Tengo solo a precisare un dato banale che a te sfugge: nessuno pretende di “campare” vendendo cose che non usa più. Ma qualche entrata, a molti, fa comodo. Eppoi, cosa ancora più banale da dire (ma che purtroppo a te va ribadita), su questi martketplaces si vende di tutto, non solo cose “che si possono regalare”. Ma che te lo dico a fare? Continua a sguazzare nelle tue false rappresentazioni della realtà ed evita di trascinarmi dentro.

  3. Ciao sono Walter di Milano. Io ho una esperienza positiva con questo mercato. Ho acquistato l’anno scorso una tastiera professionale usata che mai avrei potuto permettermi nuova e anche un bello stereo a prezzo molto basso. Magari sono stato fortunato a trovare persone oneste. ciao e grazie

    1. Ciao Walter, grazie del commento. Anche io ho avuto diverse esperienze positive con i marketplaces. Ed è proprio per questo che li uso da anni e ho trovato spunti per scrivere quest’articolo, che va preso per com’è: una giocosa analisi dei soggettoni che si possono incontrare sul web e che seguono degli schemi ricorrenti. Niente di serioso, insomma.

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