Perché Linux è meglio

tux linux
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Passare a Linux ha rappresentato, per lungo tempo, una scelta etica, sicura ed efficace, ma al contempo coraggiosa, rischiosa e a volte dolorosa. Oggi non è più così e rappresenta ancora una scelta sicura, a cui si è aggiunta la semplicità di utilizzo e un’user experience a prova di tutti.

Ad un passo dall’effettuare l’ennesimo avanzamento di Ubuntu ad una nuova versione, operazione sempre un pochetto delicata e che richiede un backup completo di tutti i dati accumulati negli anni, pure di quelli più abilmente nascosti, mi sono fermato un attimo a ricordare, mentre attendevo la conclusione del backup.

Sono ormai quasi 15 anni che uso Linux.

A parte il classico sospiro accompagnato da oh, come passa il tempo, ricordo che il passaggio a questo sistema operativo è stato altalenante, ostico e, in una certa fase, particolarmente traumatico.

Ma a distanza di 20 anni da quando ho iniziato a sentir parlare di Linux e dopo più di 10 anni da quando lo uso esclusivamente, non tornerei mai e poi mai a windows. Manco se me lo regalassero. Né butterei soldi (che non ho) per comprare un Mac che, in fondo, fa le stesse cose che fa un PC (pure datato) con su montato Linux.

Linux in dual boot

A quei tempi – su suggerimento di un amico – iniziai gradualmente ad avvicinarmi a Linux usandolo in dual boot con windows. In pratica il dual boot consiste nell’installare Linux su una partizione del disco e, all’avvio, puoi scegliere quale sistema operativo far partire. E’ un modo comodo e indolore di abituarsi a Linux, anche se – nella realtà – tendevo a non usarlo, perché, come si sa, le abitudini son forti a cambiare e l’ambiente grafico delle distribuzioni di Linux, anche quelle più user friedly, erano comunque sempre ancora molto ostiche.

Insomma, a quei tempi non c’era un ambiente grafico particolarmente curato e molte operazioni le dovevi fare dalla riga di comando.

riga comando linux

Era divertente – lo ammetto – imparare ad usare la linea di comando, ma onestamente se devi fare un’operazione qualsiasi nel più breve tempo possibile, il divertimento da nerd passa in secondo piano.

Poi il fato volle che si ruppe il PC e dovetti cambiarlo. Privo di pecunia e in un periodo in cui andavano di moda i netbook (gli antesignani dei tablet, ma per me molto più comodi), decisi di prenderne uno, alla modica cifra di 195 euro e spicci. E così tornai ad usare windows. Anche perché lo spazio dell’hard disk non permetteva di ospitare un altro Sistema Operativo.

Il trauma

Era arrivato, nel frattempo, a preparare la tesi di laurea. Ricordo perfettamente quel momento.

Mi trovavo in aula studio, facoltà di lettere (sì, facevo giurisprudenza, ma a lettere ci andavo volentieri a studiare, per via di un ambiente particolarmente piacevole). Ero tutto intento a fare delle ricerche sul web per un capitolo particolarmente complesso. Avevo già scritto una ventina di pagine e, nella paranoia tipica di chi ha subito i continui ed imprevisti crash di windows, salvavo il documento word ogni 3 parole scritte.

Ciò, però, non valse a molto.

Ad un certo punto, mentre ero assorto nella lettura di un articolo su una rivista giuridica on-line, si aprì all’improvviso un banner pubblicitario. Infastidito, lo chiusi con il mouse e, di tutto punto, il PC iniziò a fare le bizze. Era impossibile chiudere il browser, il Ctrl-Alt-Canc serviva a una cippa… insomma, si era bloccato tutto. E così feci la cosa che sul momento mi parve più saggia: spegnere e accendere.

Ebbene, il PC non si accese più. Niente, nisba, tutto spento. Allarmato, mi rivolsi prima ad un amico informatico, poi ad un centro d’assistenza. Il referto fu il medesimo e fu impietoso: il PC aveva preso un virus particolarmente disgraziato. Era riuscito ad entrare non so in quali file di sistema e aveva scombinato tutto. Bisognava reinstallare windows e i file erano persi.

Per recuperarli dovevo sborsare qualcosa come 600 €, spedire il PC in un centro specializzato, attendere non so quanto tempo e senza nemmeno la certezza che dall’hard disk si sarebbe recuperato qualcosa.

Ero disperato. Avevo perso tutto: la tesi, le foto, i documenti, insomma, tutto.

La decisione di passare a Linux

Dopo essermi ripreso dal trauma, decisi lì, sul momento: fanculo windows. E così mi persuasi a passare del tutto a Linux. La scelta fu ardua: quale distribuzione scegliere? C’è chi mi suggeriva Gentoo, perché è un sistema operativo che si adatta perfettamente alle caratteristiche tecniche del PC, chi invece mi suggeriva Ubuntu, perché nel frattempo aveva fatto passi da gigante in termini di usabilità, chi invece mi suggeriva Mate o Xubuntu, delle derivate di Ubuntu che però sono più leggere e si adattano anche a PC datati o con risorse scarse.

Alla fine scelsi Ubuntu. Così, ad minchiam. Mi pareva il più facile da usare.

Perché Linux è meglio (indipendentemente dalla distro che usi)

Ora, raccontata la mia storiella su come sono arrivato ad usare Linux, ci tengo ad illustrare i motivi che, secondo me, fanno di questo sistema operativo il migliore in assoluto. In rete c’è una marea di articoli che descrivono le caratteristiche positive di questo Sistema Operativo. Ma al mio solito vado sul personale e racconto quali sono le mie impressioni.

Addio virus

Questo è stato, per me, il motivo principale per cui sono passato a Linux. Non esistono virus. I virus informatici sono programmini usati da hacker che circolano tramite mail, popup, pagine web, ecc. ecc. L’utente, inconsapevolmente, li installa sul proprio SO e questi fanno le operazioni per cui sono stati progettati: scombinare tutto, rubare dati, effettuare operazioni e tutto ciò che la malvagità umana può concepire.

Dato che progettare un virus non è una passeggiata, chi lo fa, ci lavora per rendere il virus compatibile con i SO maggiormente in voga. Nel nostro caso windows e MacOS. Il primo, ad oggi, conserva una quota di mercato dell’87% (anche se in leggero calo); il secondo si attesta sul 10% circa, mentre Linux (seppur oggi in leggera crescita) è presente da anni ormai su solo il 2% dei computer della gente comune.

Ora, mettetevi nei panni di un hacker: preferirà passare il suo tempo per creare virus per una parte del 2% delle sue vittime oppure per una parte dell’87% o del 10%?

Inoltre, dato che Linux è basato sulla condivisione ed è, dunque, open source (cioè il codice sorgente è a disposizione di tutti), basta un attimo perché uno sviluppatore qualsiasi, in qualsiasi parte del mondo, si accorga che è stato diffuso un virus per Linux. E basta ancor meno per debellarlo.

Ma, visto che i linuxiani sono amorevolmente paranoici, per evitare qualsiasi tipo di problema, suggeriscono agli utenti di scaricare i programmi da appositi repository ufficiali, cioè da posti in cui il programma, prima di venire caricato, viene controllato. Il mondo Linux non è una giungla selvaggia come quello che caratterizza windows.

In più Mozilla Firefox, a differenza di Internet Explorer (lento, pesante e un colabrodo), è anch’esso paranoico con la sicurezza nella navigazione.

Linux è sicuro

Oltre a ciò, all’atto dell’installazione, l’utente sceglierà una password di root (cioè superutente, cioè quello che può modificare qualsiasi cosa nel SO), la quale svolge molte importanti funzioni, ma in particolare rappresenta una sicurezza in più in caso di accessi non autorizzati da remoto.

C’è molta differenza tra la password di Linux e quella di windows. E’ una questione di architettura. Per farla breve, la prima impedisce a qualsiasi estraneo di entrare nel tuo PC. Quella di windows, invece, ti fa entrare, ma poi ti vieta di entrare nel profilo utente. Però tu ci sei già dentro, il ché fa un’enorme differenza. Da dentro, in poco tempo, riesci ad entrare nel profilo utente (e quindi ai suoi dati). Da fuori, invece, è molto più complesso.

E’ anche per questo motivo che Microsoft, da qualche anno, ha adottato per i suoi SO l’architettura Linux. Alla fine hanno capito che la loro architettura proprietaria era un colabrodo. E’ anche per questo motivo che i principali server di tutto il mondo girano su Linux, così come le agenzie spaziali usano questo SO (chiaramente adattato alle loro esigenze).

Linux è democratico

Tutti i SO e programmi open source, basati su Linux, sono in grado di adattarsi in qualsiasi contesto e dialogare con altri software o SO. Non avviene, però, il contrario.

Giusto per capirci, esistono programmi open source, su base Linux, che girano pure su windows (Firefox, Gimp, Inkscape, Filezilla, Libre Office, ecc. ecc.). Ma gli sviluppatori di prodotti per windows raramente creano la versione per Linux.

Per fare un altro esempio, Open Office o Libre Office (cioè i programmi di video scrittura, tipo Word) possono esportare qualsiasi documento compatibile con Word. Mentre Word non esporta documenti compatibili con Open o Libre Office. Per non parlare di MacOS, che in quanto a compatibilità è un genio del male. Si adatta solo su dispositivi prodotti da Apple e, fino a poco tempo fa, non riuscivi nemmeno a trasmettere un documento tramite il semplice bluetooth ad un dispositivo che non fosse della famiglia Apple.

Wine

Se sei nostalgico di windows oppure usi qualche software che gira solo lì, non è necessario che tu debba usare windows. Su Linux puoi installare un simulatore che fa girare senza problemi tutti i programmi che girano solo su windows, pure, ovviamente, i giochi. Il simulatore wine è innocuo, indolore e invisibile: dopo averlo installato non sembra nemmeno che ci sia. Non aprirà un ambiente grafico a parte. Assolutamente. Ti basterà installare il software che ti serve e usarlo, esattamente come se stesse girando su windows.

Ha tutti i programmi che ti servono

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Muon Discover, un semplice programma per scaricare software su alcune distro di Linux

Uno dei primissimi dubbi prima di passare completamente a Linux è stato: avrà i programmi che mi servono? In base alle fasi storiche della mia vita, ho avuto bisogno di software diverso: video scrittura durante l’università; poi un software gestionale per pratiche d’ufficio durante la pratica forense. Quando mi sono improvvisato imprenditore, ho avuto bisogno di tanti altri software, in particolare grafica, video creazioni, un gestionale di contabilità, ecc. ecc.

C’è tutto. E funziona pure meglio che su windows.

Per la grafica, per esempio, c’è Gimp, un programma che non ha nulla da invidiare a Photoshop, anzi. Per la grafica vettoriale c’è l’ottimo Inkscape, con cui puoi farci di tutto. Io ci facevo i volantini, manifesti, loghi, brochure, ecc.

Per ascoltare musica uso l’ottimo Amarok, mentre VLC lo uso per vedere film. Se devo accedere ai file del blog, lo faccio con Filezilla, mentre per navigare posso scegliere tra Firefox, Chrome e diversi altri browser (ma Firefox lo preferisco per la sicurezza). Libre Office ha tutto ciò che serve per l’ufficio: creazione testi, fogli di calcolo, presentazioni, ecc.

Ti cimenti a creare video? Openshot è facile, veloce e comodissimo. Ti piace creare musica? Audacity ha tutto ciò che ti serve. Devi registrare lo schermo per fare lezioni on-line? Con RecordItNow lo fai senza problemi. Devi modificare un numero elevatissimo di foto? Tipo inserire un watermark, ridurle in proporzione, disegnare un bordo, aggiungere una maschera, ecc.? Con Phatch fai un sacco di operazioni in 3 secondi.

Insomma, su Linux e sulle sue distro c’è tutto e pure qualcosa in più.

Linux è gratis

Per un tirchio come me è stato più facile passare a Linux, perché, oltre ad essere open, è anche gratis.

Un utente comune, quando compra un PC, difficilmente si accorge che nel suo costo è anche contenuto il costo della licenza che i produttori di hardware pagano al produttore del software e poi scaricano il costo su quello del PC.

A lungo la Microsoft ha detenuto una sorta di monopolio a livello globale, facendo accordi (più o meno leciti, più o meno democratici) con tutti i produttori di hardware. Quindi, alla lunga, è diventato naturale associare un PC (fisso o portatile) a windows. In realtà non è così.

Il costo della licenza di windows, negli anni, è stato piuttosto elevato. Ha raggiunto picchi di 500,00 € a licenza, per attestarsi poi sui 300,00 e poco meno. Tutto dipendeva da quanto forte fosse la posizione di Microsoft sul mercato. Quando l’UE multò la Microsoft per abuso di posizione dominante, con 500 milioni di euro, i vertici Microsoft scrollarono le spalle dicendo che avrebbero rinunciato ad una ventina di giorni di profitti per pagarla.

Oggi le cose sono un po’ mutate. La concorrenza di Apple, la riduzione dell’uso dei PC a vantaggio dei dispositivi mobile (su cui Android la fa da padrone) e tanti altri motivi hanno portato Microsoft a ridimensionare le sue pretese. Però costa ancora. Così come costano i programmi che girano su windows.

Il mondo Linux, invece, offre non solo i SO per gli utenti comuni gratuitamente, ma anche un’ampia scelta di software, anch’essi gratuiti, nell’ottica per cui la condivisione del sapere non è merce da profitto.

Problema driver risolto

A lungo uno dei motivi per cui passare a Linux era un’impresa ardua è stato quello della compatibilità di periferiche esterne, oltre che di componenti interne. Ricordo vivamente quanta bile ho dovuto gettare per far riconoscere ad Ubuntu una scheda video Nvidia di un vecchio PC. Diversi produttori di periferiche, difatti, in combutta con Microsoft, rilasciavano solo driver compatibili con i prodotti di quest’ultima. Ciò per ostacolare il più possibile la diffusione di software liberi.

Ma la lotta dei linuxiani, seppur impari, è valsa ad ottenere un grande risultato: oggi ormai tutte le periferiche vengono riconosciute senza problemi. Si tratti di stampanti, scanner, tavolette grafiche, ecc. Inoltre le componenti interne hanno ormai tutte i loro driver e, dopo l’installazione di Linux vengono riconosciute in automatico. E’ sufficiente solo aggiornare il SO dai repository ufficiali e il gioco è fatto.

Insomma, ormai l’uso di Linux, in qualsiasi sua distribuzione, è semplice, indolore e alla portata di tutti.

La riga di comando

Un altro dubbio che molti hanno quando si avvicinano a Linux è: sono costretto ad usare la linea di comando? Se leggi diverse guide sparse per la rete o guardi qualche video di nerd che fanno magie con la shell, ti viene il dubbio e, anzi, ti viene la certezza che Linux non fa per te.

In realtà l’uso della shell, oggi, è solo opzionale. Io la uso solo perché, in questi anni, ho imparato a memoria giusto due comandi (due di numero) e, alla fine, trovo più comodo installare un programma o aggiornare il SO da riga di comando che in modalità grafica. Ma è un’opzione, non è un obbligo.

Oramai tutte le operazioni si possono eseguire esattamente come su windows o su un Mac: in modalità grafica, con il mouse (o con touch se possiedi un PC touchscreen).

Insomma, gli svantaggi nel decidere di passare a Linux sono pochissimi ormai. I vantaggi, invece, restano sempre tanti.

Quale distro scegliere?

Personalmente ho sempre apprezzato Ubuntu, fino alla versione 12.04 (cioè, pressappoco, fino al 2014). La trovavo leggera, veloce, performante e semplicissima. Poi quando Canonical (l’azienda che sviluppa Ubuntu) ha deciso di fare qualche modifica nell’ambiente grafico, ho storto il naso e ho scelto Kubuntu, cioè una derivata di Ubuntu che però è progettata da tedeschi. In quanto tedeschi, so’ fissati con la libertà di scelta, di configurazione e di adattamento dell’ambiente grafico a qualsiasi gusto. E dunque, dopo un po’ di smanettamenti, ho ottenuto una versione grafica pari pari a com’era sulla 12.04. Un po’ sono nostalgico, lo ammetto.

E così, dal 2014 al 2018, ho lavorato sotto Kubuntu. L’ambiente KDE non è male e ha qualche chicca che rende facili diverse operazioni. Tuttavia, per curiosità e nostalgia, sono tornato a Ubuntu e oggi ho deciso di aggiornarlo alla versione 20.04. Vi farò avere le mie impressioni, anche se già so che più passa il tempo e più Ubuntu diventa un SO a prova di fesso, come me.

Quindi se lo usa un fesso come me, senza sentire alcuna nostalgia per windows, perché non ci provate pure voi? Non ne sarete delusi. Anzi.

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2 thoughts on “Perché Linux è meglio

  1. Ottima scelta Linux. Pure io lo utilizzo da moltissimi anni, credo forse dalla versione 7.04 di Ubuntu. Inizialmente in dual boot con Windows, poi in esclusiva. Sono sempre rimasto fedele a Ubuntu versione Gnome. Kubuntu non mi è mai piaciuta perché troppo simile a Windows.
    Mi è capitato di dare un’occhiata ad altre distribuzioni, ma nessuna al momento mi ha mai convinto ad abbandonare Ubuntu.
    Tra i vantaggi che non hai menzionato credo, c’è il fatto che Linux si adatta molto bene a computer datati su cui Windows non potrebbe essere più installato. E proprio in cerca di distribuzioni che usano poche risorse da montare su un mio vecchio portatile – un Sony Vaio del 2009 – mi è capitato di provare due distribuzioni mantenute credo da un certo “anticapitalista” che si chiamano MX Linux e AntiX Linux. Le ho trovate davvero niente male, anche se poi per semplicità e poca voglia di perdere del tempo a capire come usarle al meglio ho preferito installarci Xubuntu. 😉

    1. 7.04! Insomma, sei un veterano di Linux! Anche io ho sempre apprezzato gnome, però da quando hanno aggiunto unity non mi è piaciuta molto, almeno inizialmente. Oggi sono tornato ad apprezzare l’ambiente grafico di Ubuntu. Sarà perché nel frattempo hanno apportato molti miglioramenti tanto da renderlo semplice e intuitivo.
      Di KDE mi piaceva il fatto che potevi modificarlo come ti pareva. Cosa che oggi è in parte possibile anche su Ubuntu con il gnome tweak. Insomma, se è vero che KDE, appena installato, somigliava a windows, dopo qualche smanettamento poteva diventare qualsiasi cosa: un gnome classico, un Mac, insomma, tutto. Però devo ammettere che alla lunga è diventato instabile e pesante, mentre oggi, dopo qualche giorno dall’avanzamento a Ubuntu 20.04, mi sembra che Ubuntu si sia evoluto in termini di stabilità.
      Su un vecchio PC con architettura a 32 bit anche io tempo fa ci ho installato xubuntu e va una meraviglia. Lo uso poco, però mi pare che sia abbastanza reattivo. E poi ormai non esistono altri SO capaci di far funzionare PC vecchi o con risorse scarse.

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