E pure Trump ce lo toglieremo di mezzo

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Per Donald Trump è arrivato l’inizio della sua fine. Dopo aver calpestato i piedi ai suoi stessi investitori, dopo aver proposto assurde guerre commerciali con Cina ed Europa, dopo il Russia gate e una miriade di altri errori in campo nazionale ed internazionale, oggi è arrivato alla frutta. Tutto merito del coronavirus e dell’Ukraina gate. Queste due vicende, di natura diversa, ma connesse, hanno solo accelerato un esito che si sarebbe prodotto comunque.

Secondo un’analisi del Washington Post, da quando Trump è alla Casa Bianca, ha fatto almeno 15.413 dichiarazioni false o scorrette.  Certo, mistificare la realtà è tipico dell’agire politico-borghese, ma Trump non lo fa apposta, o meglio, mentire è parte essenziale del suo costrutto mentale.

Trump, come ogni buon leader affetto dalla sindrome di Hybris, dimostra una notevole differenza tra realtà e rappresentazione. In altre parole non dice menzogne perché vuole nascondere la realtà, ma perché ritiene che la sua realtà – quella prodotta dalla sua mente – sia la realtà reale.

E quando qualcuno del suo apparato burocratico lo contraddice, dicendogli che le cose non stanno come lui crede, viene speditamente cacciato via. E’ accaduto tantissime volte, con diversi alti funzionari, tra cui il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ma anche John Kelly, Michael Flynn, Steve Bannon, Jeff Sessions, Paul Manafort.

L’ultimo in ordine di tempo è Michael Atkinson, il funzionario di intelligence che aveva ricevuto e segnalato al Congresso una denuncia anonima grazie alla quale è emerso il cosiddetto Ukraina gate.

Quali sono i fatti recenti?

Atkinson, nel settembre 2019 trasmise una denuncia in cui vi erano dichiarazioni, da parte di un funzionario anonimo, di aver ascoltato una telefonata tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In questa telefonata pare che Trump avesse fatto pressioni su Zelensky affinché si attivasse per indagare il suo avversario politico Joe Biden.

Da questa denuncia seguì il processo di impeachment, iniziato a gennaio e concluso il 5 febbraio con l’assoluzione di Trump da parte della maggioranza repubblicana al Senato.

Nel frattempo, però, la denuncia non è scesa a Trump, il quale, negli scorsi giorni, ha formalizzato il licenziamento di Atkinson. Secondo alcune testate giornalistiche statunitensi, Trump ha dato più importanza alla vicenda rispetto alla gestione del covid-19.

Il covid-19 negli USA

Difatti è innegabile che, sin dall’inizio della diffusione del virus, Trump ha dichiarato, più volte, che non c’è da preoccuparsi, minimizzando il problema. Il 26 febbraio, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, disse che “Grazie a tutto ciò che abbiamo fatto finora, il rischio per il popolo americano rimane molto basso”. Aggiunse pure che i 15 casi di contagio allora riscontrati sarebbero “presto scesi a zero”

Oggi gli USA, a distanza di poco più di un mese dalle parole rassicuranti di Trump, contano circa 276.000 contagiati e più di 7.000 decessi. Nonostante ciò Trump è deciso a non imporre l’ordine di restare a casa. Sostiene, infatti, che in Italia e in Spagna, dove sono scattate le misure restrittive, “è diverso, lì la situazione è peggiore”.

Eppure fonti autorevoli, come il New York Times, la pensano diversamente. Ritengono che l’amministrazione Trump è consapevole che sulla base di calcoli matematici di diffusione del virus, si raggiungeranno dai 100.000 ai 250.000 decessi, nel breve periodo. E in mancanza di misure efficaci, si andrà anche oltre.

Ecco che la rappresentazione della realtà, nella mente di Trump, fa sì che le cose vadano bene. Non occorre sospendere le attività produttive non indispensabili. Non c’è bisogno di chiudere i negozi. Ordinare alla gente di restare a casa o mantenere la distanza di sicurezza. Va tutto bene, mentre la nave affonda.

Trump, da buon liberista, è convinto che nell’emergenza attuale non si debba fermare l’economia e che la recessione nel resto del mondo andrà a vantaggio degli USA. Secondo la sua rappresentazione della realtà gli USA potranno contare su maggiori esportazioni e sul controllo dei mercati, quindi su una ripresa produttiva senza precedenti. Non si è reso conto, però, che solo nelle ultime ore quasi 10 milioni di americani hanno presentato domanda di disoccupazione e che con una forza-lavoro decimata c’è poco da stare allegri.

Perché Trump è alla frutta?

Quando Trump si è candidato alle presidenziali nel 2016 ha ricevuto la fiducia trasversale dell’alta borghesia, del ceto medio e di buona parte dei ceti deboli. Questi erano convinti che l’uomo forte, ricco e conservatore fosse l’eroe capace di salvaguardare gli interessi economici e sociali degli USA. I suoi padroni (l’alta e altissima borghesia) si sono illusi di tenerlo sotto controllo attraverso i fatti del Russia gate e hanno tollerato i continui mutamenti tattici, le gaffe internazionali, persino le crisi derivanti dal fallito accordo sul nucleare e sul clima. Ma non hanno tollerato la politica dei dazi a Cina ed Europa, che ha squilibrato gli assetti del capitale, portando numerose aziende a ridurre i profitti.

Questa cosa ha indispettito il potere egemonico, tanto da lanciare un ulteriore segnale, quello odierno, ribattezzato Ukraina gate. Trump si è salvato grazie al coronavirus, perché senza guida il paese sarebbe andato in malora. Ma la gestione alquanto irrazionale della vicenda lo ha condannato alla disfatta. 

Trump, privo del suo principale referente, l’alta borghesia, potrà ben poco contare sull’appoggio degli strati popolari alle prossime elezioni. Sempre se resteranno vivi.

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