Draghi, Tridico e la speculazione sul debito pubblico

mario draghi

Mario Draghi, ex presidente della BCE, dice che per fronteggiare la crisi bisogna fare debito. Nelle stesse ore Tridico, presidente dell’INPS, dice che i soldi per le pensioni ci sono fino a maggio, salvo poi fare retromarcia. Cos’hanno in comune le due dichiarazioni?

Non c’è alcuna relazione diretta tra le parole di Draghi e quelle di Tridico, sia chiaro. Però entrambe rispondono alle medesime logiche e ci mostrano il percorso che i gruppi di potere egemonico, europei ed italiani, stanno tracciando in questi giorni.

Per capire di che stiamo parlando, bisogna leggere l’intervista di Mario Draghi al financial times e le parole di Pasquale Tridico alla trasmissione Dimartedì su La7. Il primo ha detto che bisogna aumentare il debito pubblico per affrontare la recessione economica, che avverrà presto. Il secondo ha detto che l’INPS ha liquidità fino a maggio, poi, siccome il pagamento dei contributi è sospeso, non si sa da dove arriveranno i soldi per pagare le prossime pensioni.

Con molta probabilità si troverà una soluzione al pagamento delle pensioni, ma anche questa voce andrà ad ingrossare il debito pubblico, secondo le indicazioni fornite da Draghi.

Le parole di Mario Draghi

In buona sostanza Draghi ha detto che per affrontare la crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria da coronavirus occorre aumentare il debito pubblico. Non si tratta di una crisi ciclica, ma unica nel suo genere e quindi si può derogare alle imposizioni europee di contenimento della spesa pubblica. Ma la spesa pubblica non servirà ad aumentare i servizi sociali (sanità in primis), bensì a garantire i servizi minimi e il credito alle aziende.

Il credito, secondo Draghi, sarà fornito dalle banche e il governo farà da garante. In altre parole la banca presterà i soldi alle aziende e il governo pagherà con soldi pubblici.

La perdita di reddito sostenuta dal settore privato, e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario – dice Draghi – deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato.

Aggiunge pure che si dovrà fare uso dei mercati obbligazionari e che le banche apriranno linee di credito più agevolate o consentiranno gli scoperti e il governo garantirà il debito, pagando, qualora (cosa molto probabile, anzi, certa) l’azienda non potrà rientrare del debito.

Chi detiene il debito pubblico?

Il debito pubblico italiano non è solo detenuto dalla vecchietta che compra i Bot o i Btp e che rivende quando sono maturati gli interessi. E’ detenuto principalmente da banche nazionali ed internazionali, soprattutto di Germania, Cina e USA. Le quali speculano, controllano asset strategici, finanziano infrastrutture (spesso inutili), campagne elettorali di soggetti politici a loro favorevoli, se non addirittura dittatori. Basta vedere il caso di CDP che fa accordi col dittatore azero Aliyev.

Quindi le banche comprano i titoli del tesoro (ossia prestano i soldi allo stato) e si aspettano di ricevere un certo tasso d’interesse. Se lo Stato è in crisi (come ora), per farlo vorranno degli interessi più elevati, sennò ciccia, non comprano nulla.

Con il metodo delineato da Draghi, lo Stato dovrà pagare due volte gli interessi: quando vende e quando genera la fideiussione a garanzia dei debiti dell’azienda. In più dovrà pagare gli importi erogati se l’azienda non lo fa. In tutto questo la banca guadagna, non spende e non rischia nulla.

Con questo sistema le banche avranno notevoli vantaggi:

  • zero rischi (tanto paga lo Stato);
  • più soldi (con gli interessi e le garanzie prestate dallo Stato);
  • un controllo diretto sulle attività dell’azienda (vuoi i soldi? Fai un bel business plan come ti diciamo noi e avrai i soldi per ripartire);
  • possibilità di fusioni, acquisizioni, controlli da parte di aziende straniere che hanno rapporti con le banche (altro che tutela del Made in Italy).

In altre parole l’emergenza sanitaria, nel sistema capitalistico attuale, è una manna dal cielo per la speculazione finanziaria, che potrà acquisire o controllare settori strategici nazionali con pochissimi investimenti e con i soldi pubblici.

Il fatto che oggi tutte le grandi realtà economiche transnazionali di stampo capitalista non stanno cacciando un soldo per contribuire a fronteggiare la crisi, significa che si stanno tenendo i soldi da parte per fare grandi acquisti con pochi investimenti. Tanto si scarica tutto sulle spalle dello Stato. Facile, no?

Come si ripagherà il mostruoso debito che ne deriverà?

retorica facciamo la nostra parte

I soldi da qualche parte dovranno pur uscire. Se lo Stato aderirà al progetto Draghi, la spesa pubblica sarà condizionata e si dovranno tagliare i servizi essenziali, ma il grosso sarà pagato da lavoratori e pensionati. Ecco che le parole di Tridico rientrano nel disegno: le pensioni saranno pagate, ma tramite aumento del debito pubblico. Il debito pubblico, però, sarà ripagato dalle pensioni stesse, se non subito, entro i prossimi 2 o 3 anni, con tagli alle rivalutazioni, se non addirittura agli importi pensionistici.

La retorica nazionale, che oggi si sostanzia in inni a fare tutti la nostra parte, domani ci dirà che bisogna lavorare di più, per pagare il debito e riportare l’Italia ad essere una grande nazione. Peccato che quel tutti riguarderà solo le fasce più deboli della classe lavoratrice, costrette a lavorare di più, a parità di salario. Se non, addirittura, a vederselo ridotto. Peccato che la grande nazione sarà svenduta.

In nome della ricostruzione si imporranno leggi sul lavoro più liberiste (un jobs act peggiorato), che permetteranno facili licenziamenti, aumento della precarietà e tutele ridotte. Nessun onere, invece, ci sarà per il sistema finanziario, le banche, i grossi gruppi industriali, le società di servizi transnazionali, che – in questa crisi – non offrono nemmeno le briciole (vedi il caso di Paypal).

I tagli allo stato sociale, in particolare alla sanità

Oggi li chiamano eroi. Ieri ne hanno tagliato le risorse (vedi questo report sul definanziamento del SSN), domani li annienteranno del tutto. A pagare il debito sarà, ancora una volta, la spesa pubblica essenziale, di cui la sanità rappresenta la prima voce. Tutti i governi che si sono succeduti, dagli anni Novanta in poi, di qualsiasi colore politico, hanno avuto in comune una cosa: tagliare lo stato sociale, in particolare la sanità. Si farà lo stesso non appena superata l’emergenza sanitaria del coronavirus.

Come se ne esce?

La ricetta di Draghi – che è in ultima analisi la ricetta della BCE e della Commissione europea – è buona per tutelare gli interessi del capitale, ma sarà deleteria per le classi più deboli, che pagheranno l’aumento esponenziale del debito pubblico. Sarà anche deleteria per lo Stato, che perderà altri pezzi di sovranità. Se nessuno sente parlare di patrimoniale, di aumento dell’imposizione fiscale ai ricchi o di far pagare le tasse ai grossi gruppi internazionali, ci sarà un motivo. Sono argomenti tabù, un tabù imposto dal capitale ai leader politici nazionali ed internazionali.

L’unico modo per uscirne è che le classi deboli, a partire da operai, pensionati, disoccupati, prendano consapevolezza della propria condizione e reclamino l’equità sociale, dinanzi agli organi rappresentativi dello Stato. Va imposta una discussione, che includa tutte le forze sociali, non solo quelle presenti in Parlamento. Bisogna, in questa fase, creare una nuova costituente, per parlare di patrimoniali, imposte progressive sul reddito, redistribuzione della ricchezza, requisizioni emergenziali, debito pubblico e ruolo delle banche, speculazioni finanziarie a danno della sovranità statale, il nostro ruolo in Europa e tanto altro.

Solo con una franca discussione trasversale e ampia si potranno trovare soluzioni che non includano ulteriori sfruttamenti ai danni dei ceti deboli. E della nazione.

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