Ci vuole una patrimoniale!

bilancia patrimoniale

Occorre una patrimoniale per mettere in atto la giustizia sociale e aiutare chi, oggi, soffre a causa delle restrizioni per la diffusione del coronavirus. Ma pare che il governo sia più impegnato a favorire l’industria che la popolazione.

Nei primi giorni di gestione emergenziale a livello nazionale da parte del Governo, ossia a seguito dell’emanazione dei DPCM 8 marzo e 9 marzo 2020, pareva che il Governo Conte avesse preso in mano la situazione con risolutezza e senso dello stato, imponendo la chiusura di luoghi pubblici (a partire dalle scuole) e attività che prevedessero assembramenti di gente.

Poi, però, l’azione risoluta da parte del Governo si è scontrata con gli interessi dell’industria e della finanza e da lì è nato il caos.

La diretta facebook di Conte di sabato sera, senza ancora un decreto in mano, fatta peraltro con modalità e contenuti da show, più che da comunicazione istituzionale, è la prova della grande confusione che circola nell’aria. E’ stata l’ennesima dimostrazione che la politica è, come direbbe Marx, una sovrastruttura al servizio di interessi economici. Non quegli interessi economici che si sviluppano a vantaggio della nazione, della collettività. No, quelli altri, alieni, transnazionali, classisti, corporativisti, destinati ad arricchire i pochi a svantaggio dei molti, ad accontentare i gruppi di potere, a svantaggio delle classi più deboli.

Detto in altri termini, ancora più semplici: le misure di contrasto alla diffusione del virus si sono scontrate con gli interessi dei gruppi di potere, locali e internazionali e a pagarne le conseguenze sono i poveri, i lavoratori, i disoccupati.

In questo caos ci si mettono di mezzo pure le strutture periferiche dello Stato. Le Regioni potenzialmente potrebbero imporre ulteriori stop nel territorio regionale, nei limiti dei propri poteri, dato che nel DPCM 22 marzo 2020 non si fa menzione di disposizioni o accordi in senso contrario, mentre i prefetti, in autonomia, possono decidere di sospendere le attività produttive di cui all’allegato 1, secondo parametri piuttosto fumosi (V. art. 1 comma 1 lett. d) del DPCM 22 marzo 2020). Se questa non è confusione.

Il capitale dal volto umano esiste?

Probabilmente non ci saremmo trovati in questa situazione se negli ambienti di lavoro in cui è impossibile il lavoro agile (fabbriche, servizi di trasporto, ecc.) si fossero prese le dovute misure di contenimento, sin dall’inizio.

Sono arrivate da più parti segnalazioni di stabilimenti in cui gli operai continuavano a lavorare privi di DPI (dispositivi di protezione individuale) e persino con casi di contagio, come accaduto alla cartiera di Pioraco (MC) in cui si è continuato comunque a lavorare. Lo sciopero degli operai di FCA di Pomigliano, avvenuto il 10 marzo (ossia ben 13 giorni fa) era un importantissimo segnale, ma è passato sotto silenzio. Era la prova che il governo non ha imposto alcuna misura ai grandi gruppi industriali oppure che, detta papale papale, questi se ne siano allegramente sbattuti.

Non credo ci vogliano altre prove per dimostrare quello che è sotto gli occhi di tutti, ossia che non esiste un capitale dal volto umano e che il profitto sia predominante rispetto alla salute dei lavoratori. E’ anche evidente che i poteri pubblici, sia nazionali che locali, non si siano interessati a ciò che accade nell’industria, perché avrebbero impegnato le forze dell’ordine a controllare ingressi e uscite dalle fabbriche, anziché mandarli in giro a sanzionare con ammende penali la povera gente che esce di casa a fare una passeggiata (10.000 i denunciati e il numero è in continuo aumento).

Queste politiche favoriscono l’odio sociale che, però, si riversa non contro chi lo genera, ma all’interno delle comunità, degli ambiti sociali, in una guerra tra poveri.

Anche nell’emergenza deve prevalere la giustizia sociale

Gestire una situazione così emergenziale è cosa difficile, per qualsiasi governo. Ma pure un liberista estremo come Macron, in Francia, ha coinvolto il Parlamento per prendere misure emergenziali in modo democratico, tenendo conto di tutte le esigenze sociali. Merito delle proteste dei gilet gialli, che hanno costretto Macron ad assumere decisioni democratiche.

In Italia no, il Parlamento è stato nuovamente esautorato della sua funzione primaria e il governo ha accentrato in modo pasticciato i poteri decisionali. Questo perché in Italia non esistono forze reali capaci di correggere le storture antidemocratiche che si stanno generando ai vertici e che producono non solo confusione, ma iniquità.

L’accentramento dei poteri poteva andare bene i primi giorni, per razionalizzare le misure, ma non è un modo che può funzionare nel tempo. Perché se è vero che il decreto cura Italia ha predisposto aiuti economici (che chissà quando arriveranno e come) a lavoratori, professionisti e aziende, è anche vero che ci sono tante altre realtà sociali lasciate ai margini. Penso ai disoccupati, che oggi sono impossibilitati a cercare lavoro e che non hanno alcun aiuto, oppure a migranti, rom, senzatetto, che sono lasciati abbandonati. Poi nessuno si lamenti se qualcuno di loro è spinto a delinquere.

Se questo metodo dovesse continuare, verso maggio o giugno sentiremmo le prime avvisaglie di sommosse popolari, che saranno soffocate localmente e per cui a pagare saranno i sindaci e le comunità locali. Ma quanto potrà durare? E quanto potranno durare i risparmi degli italiani?

Oggi servirebbe una patrimoniale

Il ministero dell’economia si interroga su come trovare i fondi per arginare la crisi sanitaria e la conseguente crisi economica che ne deriverà. Commissione europea e banca centrale ne approfittano di già per elaborare una strategia volta a fare acquisti in Italia (aziende, infrastrutture, tecnologie, ecc.) come accaduto in Grecia. Gli investitori privati si sfregano le mani, perché dai prestiti ne deriveranno interessi enormi. La famosa frase della Lagarde ne è un esempio lampante e di sicuro non è stata una gaffe.

Inoltre da più parti si vocifera di un prelievo forzoso nei conti correnti degli italiani, come fece Amato nel 1992, ma il viceministro dell’economia Castelli smentisce. Non si sa se questa misura sarà presa, ma se ne sta parlando.

Nessuno però parla di una patrimoniale. Ossia di un prelievo forzoso ai super ricchi e, soprattutto, a quelle realtà transnazionali che in Italia, fino ad ora, hanno pagato un nulla di imposte e tasse, ma che hanno giri d’affari miliardari. Penso a realtà come Amazon, Google, Apple, che finora hanno eluso il fisco e se ne sono uscite con accordi molto favorevoli.

Alcuni di loro si sono ripuliti la faccia con la solidarietà digitale, peraltro promossa dal MISE. Ma davvero ci fanno così cretini da accontentarci con le briciole? La realtà è che queste aziende devono contribuire, oggi, dando allo Stato quello che non hanno pagato finora, giusto per pareggiare i conti. E poi imponendo loro una patrimoniale, per fronteggiare l’emergenza. Avremo così ulteriori risorse da redistribuire alle fasce più deboli, oggi gravemente colpite da una crisi senza precedenti.

La giustizia sociale parte anche da qui: chi ha (tanto) deve aiutare chi non ha. Almeno oggi, in questa fase d’emergenza. Perché altrimenti a pagare saranno sempre gli stessi: lavoratori, pensionati, precari e poveri. Sarebbe ora di cambiare aria.

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