I cacciatori hanno rotto il cazzo

cartello fondo chiuso divieto cacciatori

I cacciatori sono una categoria odiosa, ma sono protetti dalla politica e dalla legge. I piccoli proprietari terrieri possono tutelarsi, ma al solito la legge rende difficoltosa la tutela e salvaguarda le ragioni della caccia.

Non ho mai provato astio verso i cacciatori. Oddio, non mi è mai piaciuta la caccia, odio profondamente le armi e amo gli animali, ma non mi sono mai schierato pro o contro le ragioni della caccia o dell’anticaccia. Insomma, mi erano indifferenti. Almeno fino a qualche tempo fa.

Tempo addietro ero in campagna e stavo raccogliendo le olive. Con molta fatica e pazienza le avevo radunate tutte nella rete per poi riversarle nei contenitori da portare al frantoio, quando, lesti come un lampo, arrivarono due cacciatori che stavano inseguendo un paio di uccelli. Incuranti della mia presenza, passarono sopra le reti, schiacciando un numero significativo di olive. Alle mie rimostranze, uno di loro fece finta di nulla e avanzò col fucile spianato in aria. L’altro si girò, con un sorriso come un ghigno e mi fece l’occhiolino, per poi voltarsi e tornare alla sua caccia.

Restai di stucco. Non avevo mai visto un atteggiamento così sprezzante e altezzoso. Sapevo che la legge consente loro l’accesso ai fondi privati, ma non mi pareva che potessero anche calpestare coltivazioni o frutti. Difatti nel pomeriggio mi recai all’Arci Caccia locale per denunciare il fatto e cercare una soluzione civile e bonaria, ma non sapevo ancora che i cacciatori fossero in buona parte degli odiosi stronzetti.

Ma come? – dissi – quelli possono entrare nella mia proprietà e fare danni?

Capirai, per due olive schiacciate, mi rispose secco il presidente dell’associazione.

Di recente avevo piantato delle piccole piante di cappero, sempre in campagna. Ci andavo quasi tutti i giorni ad annaffiarle. Stavano lentamente crescendo e germogliando e già immaginavo quando le piante sarebbero diventate rigogliose e avrebbero fruttificato, oltre a fare ombra.

Un giorno arrivai come al mio solito in campagna e trovai le piantine calpestate. A pochi passi dalle piante danneggiate rinvenni un paio di bossoli, freschi freschi. Non è mai lecito supporre, ma come si dice nel gergo criminologico, due indizi fanno una prova.

Da quella volta che beccai i cacciatori mentre raccoglievo le olive non li ho più incontrati, ma sono sicuro che cacciano anche fuori dal periodo di caccia, che si è concluso a febbraio. Proprio l’altro giorno ho trovato due bossoli nel mio fondo, in cui mi reco tutti i giorni, soprattutto da quando ho smesso di lavorare, e di sicuro non sono vecchi.

Come faccio a vietare l’ingresso di cacciatori nel mio terreno?

Al ché mi sono documentato e scrivo quest’articolo per condividere con voi, miei amati quattro lettori, gli (scarsi) strumenti che tutelano i proprietari dei fondi su cui si esercita la caccia. Esercizio legittimo, perché protetto dalla legge, ma eticamente abusivo, per quanto mi riguarda e irrispettoso dei diritti altrui.

La principale norma che regola l’accesso ai fondi privati è l’art. 842 c.c., un retaggio fascista, di un periodo in cui si esaltava l’uso delle armi, ma tenuto in vita perché la comunità dei cacciatori (in Italia se ne contano circa 850mila) è ben protetta dal legislatore, insomma, dalla politica. Basti vedere quanto è accaduto, di recente, in Veneto, in cui la regione ha pagato (con soldi pubblici) un buffet di cacciatori, oppure basti considerare il cospicuo finanziamento di 70.000 € al partito Fratelli d’Italia da parte dell’associazione cacciatori veneti.

Codice Civile e Legge sulla caccia

Certo, la legge sulla caccia (L. 157/1992), ha regolamentato un po’ la materia, ma non in modo incisivo. Vediamo le norme che regolano gli accessi ai fondi privati.

Articolo 842 c.c., commi 1 e 2

Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno. Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall’autorità.

Insomma, la norma prevede che solo in due casi l’esercizio della caccia sia limitato a vantaggio del proprietario o conduttore del fondo: quando questi è chiuso (a norma di legge) o quando ci sono coltivazioni in atto. Vediamo ora le relative norme dettate dalla legge sulla caccia.

Art. 15 commi 7 e 8 legge 157/1992

L’esercizio venatorio è, comunque, vietato in forma vagante sui terreni in attualità di coltivazione. Si considerano in attualità di coltivazione: i terreni con coltivazioni erbacee da seme; i frutteti specializzati; i vigneti e gli uliveti specializzati fino alla data del raccolto; i terreni coltivati a soia e a riso, nonché a mais per la produzione di seme fino alla data del raccolto. L’esercizio venatorio in forma vagante è inoltre vietato sui terreni in attualità di coltivazione individuati dalle regioni, sentite le organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale, tramite le loro strutture regionali, in relazione all’esigenza di protezione di altre colture specializzate o intensive.

L’esercizio venatorio è vietato a chiunque nei fondi chiusi da muro o da rete metallica o da altra effettiva chiusura, di altezza non inferiore a metri 1,20, o da corsi o specchi d’acqua perenni il cui letto abbia la profondità di almeno metri 1,50 e la larghezza di almeno 3 metri. I fondi chiusi esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge e quelli che si intenderà successivamente istituire devono essere notificati ai competenti uffici regionali. I proprietari o i conduttori dei fondi di cui al presente comma provvedono ad apporre a loro carico adeguate tabellazioni esenti da tasse.

Per completezza va citato anche l’art. 13 comma 3 della medesima legge.

art. 13 comma 3

I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.

Sanzioni ai cacciatori

L’art. 31 comma 1 lett. f) prevede una sanzione amministrativa in caso di caccia in fondo chiuso oppure coltivato. Mentre la violazione dell’art. 13 comma 3 (bossoli abbandonati) non prevede alcuna sanzione. Ecco perché i cacciatori non rispettano mai la norma e si permettono di lasciare a terra i propri bossoli.

art. 31 comma 1 lett. f)

sanzione amministrativa da euro 103 a euro 619 per chi esercita la caccia in fondo chiuso, ovvero nel caso di violazione delle disposizioni emanate dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano per la protezione delle coltivazioni agricole; se la violazione e’ nuovamente commessa, la sanzione e’ da euro 258 a euro 1.549.

Criticità delle norme

cartello fondo chiuso divieto caccia
Cartello “fondo chiuso”. Credits: Gruppo d’intervento giuridico onlus

Chiudere il proprio fondo con recinzioni non sempre è agevole ed ha un costo più o meno elevato, a seconda della dimensione del fondo e della sua conformazione. A ciò si aggiungono i problemi burocratici, perché chiudere il fondo non basta, occorrono due ulteriori passaggi.

  • notificare la presenza del fondo chiuso agli uffici regionali responsabili per le attività faunistico-venatorie. La norma parla di notifica, ma non è propriamente corretto. La materia è di competenza regionale e occorre esaminare ogni norma di dettaglio regionale. In generale, però, va detto che non è sufficiente notificare la presenza del fondo chiuso, ma si tratta di una specifica istanza autorizzativa che prevede, dopo le relative verifiche, il rilascio di un provvedimento finale da parte del competente ufficio regionale. Ogni regione provvede a determinare le modalità e i costi del procedimento amministrativo. E non è detto che l’autorizzazione venga rilasciata. In questo caso il provvedimento di diniego va debitamente motivato.
  • Ottenuta l’autorizzazione, vanno apposti i relativi cartelli idonei lungo il perimetro del fondo, come in foto, però muniti di data e numero di autorizzazione regionale.

Lo stesso iter va fatto in caso di coltivazioni in atto. Quindi se hai un orticello in campagna e apponi un cartello di divieto di caccia per coltivazioni in atto, può accadere che i cacciatori non lo rispettino e danneggino le coltivazioni. Ciò perché i vari regolamenti regionali potrebbero preferire la tutela di coltivazioni professionali, intensive, rispetto a quelle private. In Puglia, per esempio, funziona così.

Dunque le norme oggi in vigore non tutelano né le coltivazioni né i fondi chiusi di fatto, ma solo quelli per cui è stata richiesta e ricevuta apposita autorizzazione regionale. In altri termini i forti tutelano i forti e i deboli? Pazienza.

Altri modi legali per tutelarsi dall’invasione dei cacciatori, purtroppo, non ce ne sono. Per quanto mi riguarda preferisco chiudere di fatto il fondo, senza richiedere alcun provvedimento regionale, e quantomeno rendere più difficile la vita ai cacciatori. Perché il rapporto di forza è la base di ogni mutamento giuridico. E ora, coscientemente e serenamente posso dirlo: i cacciatori non mi hanno danneggiato solo le coltivazioni, mi hanno anche rotto il cazzo.

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