Coronavirus, ci sono colpe? Si, del Governo

Roberto Speranza ministro salute coronavirus

Partiamo subito dall’argomento principale dell’articolo: in tema di coronavirus (ne ho parlato qui, circa le bufale che si sono succedute) l’unica responsabilità della psicosi collettiva e delle pratiche del tutto irrazionali che si sono sviluppate nelle ultime settimane è del Governo, in particolare del Ministro della Salute, Speranza. In un paese vagamente sviluppato quest’ultimo si sarebbe dimesso a seguito della pasticciata gestione sanitaria partita dal problema Codogno.

I sanitari dell’ospedale di Codogno non hanno alcuna responsabilità sulla gestione del coronavirus, hanno fatto tutto quanto in loro potere per gestire una fase critica, in un quadro di storico abbandono della sanità pubblica italiana e, con mezzi e risorse limitati, hanno fatto più di quanto avrebbero potuto fare. E’ assolutamente normale che in mancanza di un coordinamento centralizzato, ognuno fa quel che può, in base alle proprie competenze e alle proprie risorse, per scongiurare ulteriori pericoli alla salute pubblica.

Anche le regioni, alle quali spetta la gestione della materia della salute pubblica, secondo l’art. 117 della Costituzione, hanno fatto il possibile e hanno dimostrato – forse questa volta in modo più diffuso – che il riparto di competenze tra Stato e Regioni, così come delineato dalla riforma costituzionale del 2001, è uno sfacelo, un ricettacolo di irrazionalità, sperpero di risorse, conflitti d’attribuzioni, contenziosi, norme scritte male, ecc.

L’immobilismo del Governo

Quello che invece più sconvolge è l’immobilismo delle strutture centrali dello Stato, alle quali spetta – in casi come questo – il compito di gestire e coordinare le operazioni, su scala nazionale, al fine di prevenire la diffusione del coronavirus. Cosa che non è avvenuta.

Nonostante le rassicurazioni del Premier Conte e i narcisistici tweet del Ministro Speranza, non è avvenuta la cosa più importante: la gestione centralizzata dell’emergenza. Non serve a molto diffondere il decalogo o le faq per evitare il contagio, quello che serve è un coordinamento nazionale che dia istruzioni precise e omogenee a tutti: operatori sanitari, strutture periferiche dello Stato, Enti locali, operatori economici, ecc.

L’unica competenza è dello Stato

Eppure proprio l’art. 117 della Costituzione attribuisce allo Stato potestà esclusiva in vicende come questa: la materia della profilassi internazionale è una competenza esclusiva dello Stato (art. 117 comma 2 lett. q).

La profilassi internazionale è l’insieme delle procedure mediche adottate a livello internazionale per prevenire l’insorgere e la diffusione di malattie. Quindi allo Stato spetta il compito di coordinarsi con gli altri Stati (a cosa serve l’UE? E l’ONU? Che ruolo stanno avendo nella vicenda?) e accentrare presso di sé tutte le competenze in materia di protocolli sanitari atti ad evitare il diffondersi della malattia e a contenerla. Invece, al solito, assistiamo agli stati dell’UE che prendono le distanze dall’Italia, attuando comportamenti protezionistici e alla Commissione Europea che, sul tema, non dimostra alcuna volontà di gestire la situazione, con ciò dimostrando – ancora una volta – la sua naturale funzione economico-finanziaria più che politico-sociale.

Il coronavirus colpisce la GDO?

Come tutti sappiamo la gente, in quasi tutta Italia, ha preso d’assalto i supermercati per fare scorte e chiudersi in casa per paura del contagio. Eppure la GDO non si è fermata, il flusso di merci continua ancora ad arrivare nei supermercati, anzi, a maggior ragione in questa fase, in cui i consumi aumentano, la GDO ha tutto l’interesse a fare affari. Ma ciò cosa comporta? Che merci e persone viaggino in lungo e in largo per l’Italia, che gli autotrasportatori partano da Nord a Sud (e viceversa) a rifornire i supermercati. E questo non sarebbe un pericolo di contagio? No, bisogna tenere i luoghi pubblici chiusi e i supermercati aperti, perché quelli servono ai consumatori per rifornirsi di merci. Poi, irrazionalmente, pazienza che invece i negozi dei cinesi chiudano, nonostante si riforniscano dai medesimi magazzini. Non è irrazionale tutto ciò?

Non è irrazionale che si creino psicosi collettive nei tribunali ma si tengano aperti locali privati o le manifestazioni sportive continuino la propria attività?

Quando si sono verificati i primi casi di diffusione del coronavirus in Italia solo alcune regioni hanno adottato specifiche misure, talvolta irrazionali e confliggenti tra loro e ancora oggi si verificano casi di strutture pubbliche chiuse (scuole, università, ecc.) e strutture private aperte al pubblico, anche quelle che prevedono una massiccia presenza di persone. Così assistiamo a casi di regioni che dispongono la chiusura di ogni attività pubblica e regioni che invece lasciano che a decidere siano i singoli dirigenti delle singole strutture, con ciò scaricando la responsabilità sulla dirigenza periferica e creando apprensione e interrogativi tra la popolazione.

Tutto ciò ha una precisa responsabilità: Sul piano nazionale Governo e Ministri competenti, sul piano internazionale, Commissione europea e Comunità internazionale.

La psicosi collettiva è una conseguenza della mancata chiarezza organizzativa dovuta alla carenza (voluta o no) delle strutture centrali dello Stato. Ancora una volta assistiamo all’incompetenza di chi ci governa e che crede sia sufficiente tranquillizzare la gente solo con le parole, lasciando al caso e al destino la scelta di scrivere la storia e alla gente l’onere di regolare la propria vita e quella altrui, dimostrando ancora una volta che il servilismo alle leggi di mercato è l’arma dei deboli, di chi non è in grado di pianificare nulla, di salvaguardare i beni più preziosi della comunità, perché eterodiretto dalle regole della finanza, alle quali non interessa il bene della vita, ma solo il profitto.

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