La sigaretta elettronica secondo me

sigaretta elettronica

Ammetto che non volevo scrivere un articolo sulla sigaretta elettronica, nonostante sia stato l’unico strumento capace di farmi smettere di fumare, non fosse altro perché la rete è strapiena di articoli, video, forum, dove la sigaretta elettronica viene analizzata in ogni suo minimo particolare. Ma alla fine mi sono convinto. In fondo – ho pensato – questo è un blog dove esprimo mie opinioni ed esperienze personali e quindi mi sembra utile condividere con voi – amati quattro lettori – la mia esperienza con la sigaretta elettronica.

Sono sempre stato un fumatore incallito. Nel 2002 sono passato dalle bionde al tabacco trinciato, quando una busta da 40 grammi di golden virginia costava 3 euro e quando nei tabacchini dei paesini del Sud Italia era impossibile trovarlo. E, dato che era poco diffuso, sistematicamente non appena ti rollavi una sigaretta, tutti quelli che avevi intorno pensavano fosse una canna. Tant’è che solo molti anni dopo il sentire comune ha rotto l’associazione sigaretta rollata = canna e, di conseguenza, rollatore = drogato.

Quante ne ho rollate di sigarette! In alcuni periodi sono arrivato a fumare 40 sigarette al giorno e, nonostante il fiatone anche solo per raccogliere l’accendino caduto a terra o la tosse catarrosa quasi c’avessi 90 anni, ho continuato a fumare. A nulla sono valsi i tentativi di smettere, che cito qui di seguito, a memoria:

  • il libro di Allen Carr è facile smettere di fumare se sai come farlo. L’ho letto due volte e lo perculavo ad ogni pagina;
  • il sigaro. Ci ho provato, ma mi fa schifo;
  • le caramelle alla nicotina. Schifo puro (i cerotti no, li ritengo totalmente inutili);
  • interrompere di colpo (su suggerimento di amici che l’hanno fatto). Dopo 3 ore di astinenza già mi stavo rullando il corriere della sera;
  • interrompere gradualmente. Ci ero quasi riuscito a limitarmi a 10 sigarette al giorno, poi nei periodi di stress ho fumato quelle e le altre.
sigaretta_elettronica ego
La mia prima sigaretta elettronica. La conservo come fosse un cimelio

Insomma, non c’era verso. Poi un giorno, nel lontano 2013, ho scoperto il mondo della sigaretta elettronica e ho pensato: perché no, proviamoci. Dopo aver acquistato la mia prima eGo alla modica cifra di 60 euro, mi son messo a svapare. All’epoca non c’erano controlli di temperatura, settaggi, schermi che ti davano tutte le info o batterie super potenti: avevi solo una batteria che durava mezz’ora (per me che mi attaccavo alla sigaretta elettronica come un neonato alla tetta della mamma) e un rudimentale cartomizzatore. Dovevi inumidire di liquido il cotone ogni 2 minuti e la resa non era granché. Poi passai ad una beat della smooke (all’epoca l’unico negozio di E-cig in zona). Fu peggio che mai. Sapore metallico, cleromizzatore inefficace e durata della batteria di appena mezz’ora. Abbandonai dopo svariati tentativi di prova e dopo aver acquistato una decina di sigarettine elettroniche a poco prezzo, per un ricambio continuo, che però non funzionava (2 ore di ricarica per 10 minuti di fiacco svapo…).

sigaretta elettronica con cartomizzatore
sigaretta elettronica con cartomizzatore. Quante ne ho comprate…inutilmente!

E’ solo nel 2017, con l’acquisto della Justfog Q16 con resistenze da 1 ohm che iniziai a fare sul serio. La batteria durava più delle precedenti e l’atom mi dava un tiro di guancia piacevole, anche se non ancora soddisfacente, non fosse altro perché le resistenze le dovevo cambiare ogni settimana e, se usavo liquidi organici, ogni 2 giorni.

Dopo svariate notti passate ad aggiornarmi sui forum, ho iniziato pian piano a capire e sono passato a resistenze con amperaggi più bassi e, soprattutto, rigenerabili. Da lì è cambiato tutto, sia in termini di passione verso un mondo tutto da scoprire sia in termini di costi. E ho anche iniziato ad appassionarmi ai liquidi fai da te. Cosa che mi ha permesso di abbattere i costi e di ottenere – con innumerevoli tentativi – la perfezione del gusto.

Oggi con due box e due atom (un dripper di guancia e un tank di polmone) ho ottenuto due risultati: svapare di gusto e dire addio alle sigarette, senza sforzi e con grande naturalezza.

Risultato? Minor costo, respirazione tornata alla normalità e tosse sparita. E non puzzo più come un altoforno dell’ILVA.

Ma la sigaretta elettronica fa davvero male?

Premetto due cose: non sono un biologo o un medico e, per ogni tipo di convincimento, mi affido alle informazioni, alla relazione tra percezioni e rapporto di causalità nonché alla logica. Sulla sigaretta elettronica si dice tutto e il contrario di tutto: che fa male, che è peggio del fumo, che aumenta il rischio di infarti e ictus, addirittura che modifica il DNA, ma si dice pure che riduce di 50000 volte il rischio di cancro ai polmoni, che, pur non conoscendo ancora gli effetti, comunque è meno pericolosa delle sigarette perché manca la combustione (spiegazione datami da un amico medico) o, addirittura, che può prevenire le infezioni da virus e batteri.

Insomma, intorno alla sigaretta elettronica si è aperto un ampio dibattito in cui gli studi e le considerazioni si contraddicono. Chi ha ragione? Non lo sappiamo e forse si inizierà ad avere qualche dato scientifico solo in un arco di periodo piuttosto lungo e a seguito di studi scientifici affrontati con metodo e, ovviamente, con imparzialità.

Dal canto mio però posso dire che dopo pochi giorni dall’abbandono delle sigarette e al passaggio completo alla sigaretta elettronica ho smesso completamente di tossire, i miei bronchi non producono più catarro, il respiro è tornato piuttosto regolare e l’affanno è quasi del tutto sparito (ma la colpa è mia, che pur di non fare attività fisica mi do malato). Inoltre ho smesso di avere aritmie che si verificavano in periodi di forte stress e di conseguente aumento della quantità di sigarette fumate. Quindi, ascoltando le reazioni del mio corpo e usando un po’ di logica, posso dedurre che gli effetti della sigaretta elettronica sul mio organismo non possono essere assimilati agli effetti del fumo analogico (come usano chiamalo gli svapatori). Ciò detto non posso essere certo che lo svapo non produca altri e diversi effetti negativi, ma posso essere certo dei suoi effetti positivi su un ex fumatore.

La confusione sulla tossicità o meno della sigaretta elettronica parte dalla considerazione che i diversi tipi di metalli usati per comporre le resistenze potrebbero rilasciare sostanze tossiche (acroleina, formaldeide, acetaldeide, propionaldeide) se riscaldati eccessivamente. Ecco perché (e tra poco affronterò il discorso) per me è importante svapare sotto TC (controllo della temperatura), con determinati tipi di fili e, soprattutto, senza mai esagerare con il wattaggio ed evitando i tiri a secco.

Consigli pratici per scegliere la sigaretta elettronica

Ora veniamo agli aspetti più pratici e vediamo nel dettaglio i pro e i contro di ogni componente. Farò nomi di aziende non perché ne tragga interessi, ma perché se mi trovo bene con un prodotto o servizio non vedo perché non si debba lodarlo.

Box

Inizialmente ho provato box piccole e maneggevoli, con batteria integrata, ma la durata limitata della batteria mi ha dato da pensare. Stando fuori casa tutto il giorno necessitavo di uno, al massimo due, strumenti che mi garantissero una durata di almeno un giorno. E così, prova che ti riprova, mi sono soffermato sulla Eleaf iStick power e sulla Smok Mag 225W.

La iStick power Per me è stata la box perfetta. Anche se esteriormente si è un po’ usurata dopo 2 anni di utilizzo, è leggerissima e la batteria da 5000 mah mi ha garantito, per più di un anno, una durata praticamente di un giorno, svapando circa 4-5 ml di liquido a 35/40 W. Oggi si sente un po’ il calo delle prestazioni, ma dopo averci messo un dripper con una resistenza da 0,70 ohm e scendendo a 15W, mi dura ugualmente un giorno.

La Smok Mag 225W devo dire che mi ha parzialmente deluso. Ammetto che l’ho comprata solo perché esteriormente è fighissima, ma il fatto che arrivi a 225 W non mi cambia la vita, anzi, è una cafonata inutile, visto che a quei vattaggi ci puoi cuocere i ravioli. Va a batterie 18650 e questo aspetto per me è stato determinante, visto che volevo provare una box da usare il più a lungo possibile cambiando solo le batterie. Però nel complesso è pesante e, soprattutto, per disperazione, ho dovuto buttare via l’atom TFV12 Prince perché mi faceva impazzire (ora ci arriviamo). A distanza di 10 mesi dall’acquisto lo schermo ha dato i primi segnali di insofferenza e infatti si presenta così

sigaretta elettronica smok con schermo che fa le bizze
La box smok, seppur pesante, in fondo mi piace, ma lo schermo fa le bizze

Cercherò di usare la Smok Mag finché non mi lascia lo schermo, poi credo che passerò alla Eleaf iStick Tria che non è dedicata al Ministro dell’Economia, ma ha un vano per contenere 3 batterie e ultimamente mi sto convincendo che sia meglio una box così che con batteria integrata.

Cartomizzatore, cleromizzatore o atomizzatore?

Premetto subito una cosa: ho detto addio allo svapo diverse volte a causa dei cartomizzatori che, per la mia esperienza, sono perfettamente inutili e, sotto certi versi, mi fanno incazzare. Con i clearomizzatori, invece, mi ci sono trovato subito benissimo e ho iniziato a gustare lo svapo.

Ma cosa sono nello specifico?

C’è abbastanza confusione sulla questione. Per semplificare diciamola in questo modo: l’atomizzatore è il nome che si dà alla famiglia e gli altri due sono i componenti.

Il cartomizzatore è un tubo composto da lanetta assorbente che circonda la resistenza e che va inumidita con il liquido. Quindi, funziona come una cartuccia. L’aspetto sgradevole è che si usura velocemente e non si può rigenerare.

Il clearomizzatore (detto anche cleromizzatore), trova radice dall’inglese clear e quindi si intuisce che è composto da un serbatoio trasparente più o meno capiente (tank), grazie al quale si può vedere la quantità di liquido residua. Praticamente la maggior parte degli atom in commercio sono cleromizzatori. Poi all’interno della grande famiglia dobbiamo distinguere i tank dai dripper.

Dripper o tank?

I dripper sono stati concepiti per chi vuole ottenere il massimo gusto dall’aroma e vuole evitare che lungo tutto il percorso delle camere d’aria, tipico dei tank, il vapore si raffreddi. Insomma, il dripper è nato per gli svapatori più esigenti. Ma ha uno svantaggio: siccome il liquido si mette direttamente sulla resistenza e il contenitore è piuttosto piccolo, occorre ricaricare di liquido continuamente…di solito dopo 5-6 tiri si va in secca.

Quindi se, per esempio, vuoi svapare mentre guidi il dripper è sconsigliato, ma quando stai a casa con un buon libro o davanti al PC, svapare con un buon dripper è qualcosa di rilassante e gustoso.

sigaretta elettronica ammit mtl rda
l’ammit mtl rda, un dripper fighissimo

Nel mio caso ho montato sulla iStick un dripper Ammit MTL RDA della Geek vape e posso dire che è una figata colossale di dripper. E pensare che l’ho comprato per sbaglio, credendo di prendere un tank. Quando è arrivato volevo restituirlo, poi mi son detto: perché no, proviamolo. E mi si è aperto un mondo. Rigenerarlo è una cazzata e, nonostante il fastidio di dover ricaricare di liquido ogni 3 minuti, si svapa da dio con soli 15W (grazie ai fili in kantal già presenti nella confezione) e con un’autonomia (di batteria, però) da paura.

Come si può intuire, i tank risolvono il problema del rifornimento. In pratica sono contenitori capienti, ma, rispetto al dripper, si perde un po’ di calore e di aroma, per via del percorso più lungo che deve fare il vapore dalla resistenza al drip tip. In commercio si trovano tank da 2 fino addirittura a 6 ml. Nel mio caso ne ho provati diversi, ma mi concentrerò su tre:

Justfog Q16. Per chi vuole un tiro da guancia senza troppe pretese e vuole spendere poco, è l’atom ideale. Ha un tank da 2 ml e le resistenze costano poco. Però l’ho abbandonato subito dopo aver imparato a rigenerare, perché le coil non si rigenerano e non mi piace il concetto dell’usa e getta. E poi volevo più potenza e così son passato ad un altro atom più performante.

sigaretta elettronica atomizzatore
Non ricordo più come si chiama, ma mi è stato fedele per lungo tempo, con lui ho imparato a rigenerare e non oso gettarlo via

Smok TFV12 Prince. L’ho comprato insieme alla box per via della sua capienza e perché molti dicevano che è l’atom polmonare per eccellenza. Per me è stato un inferno e ci ho divorziato dopo 6 mesi di sventure. Perde, perde liquido come non ci fosse un domani. Lo perde con aria aperta, chiusa, se lo metti capasotto, capasopra, in piedi, steso…perde pure quando è vuoto.

Ho cercato i rimedi su internet e ho provato di tutto: c’è chi sosteneva che il vetro va ridotto di un paio di millimetri per errore di progettazione. Fatto. Macché. Continuava a perdere. C’è chi sosteneva di usare liquidi più densi e ho usato quelli 70/30, pure se li schifo. Macché. Dopo tanti (troppi) tentativi ci ho rinunciato. E poi, onestamente, non so che farmene di quad quint o deca coil…una, al massimo due resistenze bastano e avanzano.

sigaretta elettronica TFV12 Prince
Tesoro, ci abbiamo provato ma tra noi non ha funzionato

Moradin 25. Non ricordo dove ho letto che è un buon atom. Vorrei baciare i piedi al tizio che l’ha scritto, perché da quando l’ho provato la prima volta è stato amore vero, puro e incondizionato. Senza esagerare ritengo sia l’atom perfetto. Non perde una goccia, si può usare sia per tiri da guancia che polmonari e dà il meglio di sé anche a 20-25 W. Ha una capienza da 3 ml e rigenerarlo è una cavolata. L’unica cosa fastidiosa è che quando si smonta completamente per pulirlo si deve fare attenzione agli oring sparsi qua e là e rimetterli dove stavano può essere fastidioso. Ma per il resto è un gioiello.

moradin 25
Tu sì che sei l’amore della mia vita

Guancia o polmone?

Dato che ho accennato il tema guancia o polmone, butto giusto due righe per dire cosa ne penso. Come tutti sappiamo, il tiro di guancia è quello tipico del fumo analogico, mentre il tiro polmonare è assimilabile a quello da cylum. Detto in altri termini, con il tiro di guancia fai una boccata di vapore con una contrazione delle guance, riempiendoti la bocca, per poi inspirare, facendo scendere il vapore giù per la gola, mentre con il tiro di polmone inspiri il vapore a pieni polmoni senza passaggi intermedi e senza accumulare vapore o fumo in bocca.

Il tiro di polmone permette un hit (colpo in gola) più intenso, cioè l’aroma lo senti davvero diverso rispetto al tiro da guancia, però la fregatura è che consumi molto liquido e stressi maggiormente la resistenza (che resta attiva per più tempo), però dai, è un giusto prezzo da pagare per fare i nuvoloni. A me piace alternare i due tipi di tiro ed è anche per questo che ho due dispositivi, uno con un dripper per il tiro di guancia, in modo da apprezzare aroma e calore e l’altro per un tiro più polmonare (o ibrido, a seconda di come sto girato d’umore).

Settiamo la temperatura

Parto da un credit: leggendo, rileggendo e studiando quest’articolo, ho capito qualcosa in più sul TC, ossia sul controllo di temperatura. A parte che l’autore dell’articolo scrive da Dio, ma quello che dice è stato oro per chi, come me, ha iniziato il suo rapporto con lo svapo con il piede sbagliato e ha passato giornate intere a fare prove con watt e temperatura.

Non voglio fare lunghe spiegazioni tecniche su amperaggi, wattaggi, rapporti tra joule, watt, volt e amenità varie, che ho puntualmente trovato in rete ogni volta che cercavo spiegazioni su come impostare watt e temperatura.

No no, andiamo al sodo e facciamo discorsi semplici.

Perché è importante svapare sotto TC e non in VW?

Rispetto allo svapo in VariWatt il controllo di temperatura ci consente di svapare in sicurezza (cioè evitare la possibile produzione di sostanze tossiche) e di modulare la qualità di svapo. Vuoi più vapore, meno vapore? Più aroma, meno aroma? Lo decidi tu.

Quello che ho imparato è: più è bassa la resistenza e più devi alzare i watt. Ok? Quindi se ho una resistenza – chessò – da 0,30 ohm, dovrò alzare i watt almeno a 30-35, mentre se svapo con una resistenza da 0,80 ohm, dovrò abbassare a 12-15 watt. Ci siamo?

Però dobbiamo anche considerare il tipo di liquido. Premesso che detesto i 70/30 o 80/20 e i fruttati mentre amo i tabaccosi, cioccolatosi e cremosi rigorosamente a 50/50, non mi pongo il problema. Ma ogni liquido dà il meglio di sé ad una certa temperatura e wattaggio. Dato che non troveremo quasi mai queste indicazioni nelle istruzioni che accompagnano il liquido, dovremmo fare noi i tentativi.

E quindi sta temperatura a quanto la metto?

Faccio un esempio. Al momento sul moradin, con un filo SS316 da 26 gauge ci ho messo un tabaccoso 50/50 e sta andando a meraviglia a 30 watt e 180 gradi. Se arrivo a 200 gradi con una svapata posso portare la nebbia nel Sahara.

Attenzione! Perché se alziamo i watt non è detto che creiamo più calore, perché il circuito calcola il tipo di wattaggio ma soprattutto la temperatura impostata e quindi se sballiamo le impostazioni andrà in protezione e lo svapo sarà fiacco oppure saprà di bruciato. Suggerisco di mantenersi su valori di watt suggeriti per il tipo di coil e di variare solo la temperatura, senza mai superare i 250-260 gradi. Diciamo che nella stragrande maggioranza dei casi a 200 gradi si avrà uno svapo soddisfacente.

Il TCR

Ribadisco di leggere, rileggere e studiare quest’articolo, dove è spiegato per filo (è il caso di dirlo) e per segno come impostare al meglio il TCR, qui posso solo dirvi che se vi limitate ad usare un filo in acciaio (SS316/SS316L/SS317), che per me è il migliore in assoluto, non occorre impostare il TCR, perché è già preimpostato nella box sotto la sigla SS (che non sono i perfidi nazisti, ma la sigla di Stainless Steel), comunque per l’acciaio il range di TCR va da 88 a 105.

Rigenerare

Ora veniamo alla parte per me più interessante di tutto il discorso: la rigenerazione. Con lo svapo si risparmia molto rispetto al fumo tradizionale, a patto che si impari a rigenerare e a farsi i liquidi in casa (cosa che vediamo tra poco). Anche le coil più economiche costano almeno 2-3 euro e durano quanto? Una settimana? Forse due (dipende dall’utilizzo). E poi non è un peccato buttare via quell’acciaio che diventerà spazzatura? Invece con una coil rigenerabile (nel gergo RDA, ossia Regenerable Dripping Atomizer) noi cambieremo solo il cotone e, ogni tanto, il filo, mentre tutto il resto si potrà usare per lungo, lunghissimo tempo.

Come cambiare cotone e filo?

Senza portarvi via la testa con spiegazioni teoriche inutili, ecco un video molto chiaro e semplice

Attenzione a settare il valore della coil dopo la rigenerazione!

Sì, perché anche quando cambiamo il cotone possiamo inavvertitamente spostare le spire e quindi, di fatto, cambiare il valore di ohm. Siccome la box è intelligente, non appena azionerete il dispositivo vi dirà: è una nuova coil o è la vecchia? Per sicurezza impostate sempre come nuova coil, così il circuito ricalcolerà i valori e imposterà la giusta corrente da dare ai circuiti. Se non lo fate (come spesso è capitato a me), la svapata potrebbe essere o troppo fiacca o troppo potente e voi crederete che la rigenerazione sia stata fatta male, quando in realtà è un problema di valori.

sigaretta elettronica new coil same coil
Il dispositivo chiede: la coil è vecchia o nuova? Spesso ciò che appare vecchio è nuovo, disse il saggio

Tipo di filo

In commercio esistono diversi tipi di fili: kantal, nichel, acciaio, titanio, resistherm. Direi che per i principianti il kantal va benissimo, anche se si può usare solo in variwatt, perché il materiale varia poco al variare della temperatura. Comunque per iniziare va bene. Poi, non appena presa un po’ di dimestichezza, suggerisco l’uso dell’acciaio, perché ha tanti vantaggi e pochissimi svantaggi (per esempio ha zero rischi di tossicità rispetto al nichel e al titanio) e soprattutto perché si trova facilmente in commercio con diversi spessori, insomma, per tutti i gusti.

A mio avviso un filo da 26 gauge va a meraviglia, si lavora facilmente, si sostituisce ogni morte di papa se si usa la tecnica del dry burn (cosa che a molti fa storcere il naso), ossia quella tecnica per cui, durante la rigenerazione, si attiva la coil a watt elevati (tipo a 80-90 W) e poi si mette sotto l’acqua per rimuovere le impurità. Io la faccio ogni 10 giorni circa e il filo lo cambio ad ogni cambio di stagione.

Liquidi fai da te

Una boccetta di liquido da 10 ml costa circa 5 euro (e in passato, con l’insulsa tassazione sui liquidi, si arrivava anche a 10 e oltre e si doveva comprare solo dai tabacchi). Per uno come me che consuma una boccetta ogni 2 giorni è tanto. Ed è così che sono passato con costringente naturalezza ai liquidi fai da te. Ci vuole davvero poco per imparare a farli e si risparmia, tanto. In media il costo di una boccetta da 10 ml scende del 50% e anche oltre. Se poi il liquido è fatto senza nicotina, si arriva ad un costo di meno di 1 euro a boccetta.

E’ importante partire da una quantità finale facilmente calcolabile (tipo: 100 ml), per cui risolviamo subito il problema di quanto aroma metterci: 10 ml e il gioco è fatto.

Quanta nicotina? Questo dipende da voi. Però direi che per un ex fumatore è importante iniziare con valori alti (tipo 16 o addirittura 18) e poi, gradualmente, diminuire.

In rete ci sono molti tool per calcolare la composizione dei liquidi fai da te, come questo. A noi servirà solo un cilindro graduato e una boccetta da 100 ml.

sigaretta elettronica cilindro graduato

Nel cilindro graduato ci metteremo le basi e l’aroma con le quantità indicate nel tool, poi verseremo tutto nella boccetta e agiteremo per almeno 2 minuti (a mano, non servono strani marchingegni). Il liquido così composto va lasciato a riposo per qualche giorno (alcuni liquidi maturano dopo alcune settimane, ma generalmente qualche giorno è più che sufficiente) al buio o comunque lontano da fonti di luce e calore e ogni giorno dovremo agitarlo, anche per un minuto soltanto.

50/50, 70/30, 80/20 di VG e PG. Eh? C’ha detto?

Il Glicole Propilenico (Pg) e la Glicerina Vegetale (Vg) sono le basi dei liquidi per la sigaretta elettronica e sono quelle sostanze che consentono la vaporizzazione. In base alle proporzioni tra Pg e Vg otterremo risultati diversi. In commercio troviamo diverse composizioni. Quando leggete, per esempio, 70/30 significa che in quel liquido c’è un 70% di Glicole Propilenico e un 30% di Glicerina Vegetale.

Personalmente non apprezzo i liquidi con una concentrazione superiore di Glicole, perché mi gratta in gola e l’eccessiva densità del liquido mi ottura troppo la resistenza, per cui devo alzare la temperatura per farlo vaporizzare meglio. Naaaa, è molto meglio un bel 50/50 e pari e patta. Ad ogni modo qui trovate un ottimo approfondimento sulle proporzioni di PG/VG e sulla resa aromatica e di vapore. In questo modo si può trovare la concentrazione più adatta ai propri gusti.

La sigaretta elettronica può esplodere?

Ho aggiunto questo paragrafo perché puntualmente ogni volta che mi trovo in un locale a svapare, mi si avvicina il dritto di turno e, con spocchia, mi dice: sai, ti potrebbe scoppiare in faccia. Queste determinazioni sconclusionate e prive di logica trovano supporto nella cronaca, che però non viene mai letta completamente, perché di solito ci si ferma ai titoli. E’ vero, in alcuni casi la sigaretta elettronica è scoppiata. Ma, per non tediarvi troppo, elenco i casi in cui è successo:

  • Negli USA. L’Unione Europea avrà tanti difetti, ma su una cosa non la batte nessuno: la paranoia sulla qualità dei prodotti. In Europa prodotti e produttori sono sottoposti ai più attenti test di sicurezza e conformità e infatti qui da noi non è mai scoppiato un dispositivo o nessuno si è mai intossicato con un liquido prodotto in UE, mentre negli USA – bontà loro – non hanno granché a cuore la qualità dei prodotti. Diciamo che sono molto, molto permissivi;
  • Ah si? E’ scoppiato qualcosa pure qui? In quei casi, belli miei, si è trattato di un tubo meccanico, strumento che ho omesso di commentare perché non mi piace proprio. Primo perché preferisco la sicurezza del circuito, che manda in protezione il dispositivo quando occorre. Secondo perché non sono così pratico e smanettone da maneggiare un tubo meccanico;
  • Ergo: l’esplosione avviene quando un cretino ha in mano un tubo meccanico (magari pure modificato) e non sa proprio utilizzarlo oppure fa esperimenti senza averne consapevolezza.

La sigaretta elettronica è un dispositivo come tanti altri, come un cellulare o un pc o una torcia. Per definizione qualsiasi dispositivo che funzioni a batterie può essere potenzialmente pericoloso. Ma ciò non significa che si dovrebbe vietare l’uso dello smartphone o del lettore mp3 solo perché potenzialmente la batteria potrebbe scoppiare. E comunque i circuiti ormai sono così evoluti che è altamente improbabile che si possa verificare un’esplosione.

Conclusioni

Dalla mia esperienza con tabacco e sigaretta elettronica ho imparato alcune lezioni: non esiste alcuna dipendenza da nicotina. Non è quella il problema. Il problema è il processo che si sviluppa nella relazione tra il momento e l’esigenza, che crea un collegamento mentale. Detto in altri termini, se prendo il caffè, la sigaretta è d’obbligo. Se sto sfavato, stressato o incazzato, fumo per rilassarmi. Per ogni momento in cui si è creato un processo mentale, il cervello ha associato una certa gestualità. Ecco perché i cerotti o le caramelle li ritengo metodi inutili per smettere.

Con la sigaretta elettronica si mantiene la gestualità, il cervello associa il vapore al fumo e la nicotina farà il resto. Ma la nicotina mi darà solo l’illusione di un momentaneo senso di rilassatezza. Non è la principale responsabile della dipendenza, come qualsiasi (stupido) studio cerca di dimostrare.

Io, fumatore incallito, ho smesso di fumare dopo aver trovato giovamento nella sigaretta elettronica e posso fumare liquidi senza nicotina e non sentire alcuna differenza rispetto allo svapo con nicotina. Non è lei la responsabile del legame tra fumo ed esigenze fisiologiche. L’ho provato sulla mia pelle quando, nel periodo in cui si è vietata la vendita di nicotina, mi era rimasta solo la scorta di basi (che compro nei boccettoni da 1 litro) e mi sono dovuto adattare. Ebbene in quel periodo non ho trovato alcuna differenza e non ho avuto alcuna crisi d’astinenza. Mi è bastato svapare per illudere il mio cervello che stavo fumando. E quello ci ha creduto! Altro che astinenza, la nicotina non crea dipendenza. Almeno stando alla mia esperienza.

Detto ciò non voglio invitare alcun non fumatore a svapare, ma voglio soffermarmi sui fumatori: per quanto mi riguarda lo svapo è l’unico mezzo che mi ha permesso di smettere di fumare. E per me è stata una rivoluzione, vera. Mi auguro sia lo stesso anche per voi.

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3 thoughts on “La sigaretta elettronica secondo me

  1. Bell’articolo, un po lungo ma ricco di informazioni. guarda caso ho una ISTICK Pico della Eleaf e in questo articolo ho letto belle parole sulla Eleaf, però non so come settarla con il controllo di temperatura!! ho una resistenza da 0,3 ohm e sotto TC non riesco a svapare bene!! Il vapore esce poco e non mi piace l’aroma!! ho cambiato 3 volte gli aromi ma niente!! tu cosa mi consigli?

  2. Ciao Andrea, grazie per il commento.
    Toglimi una curiosità. La resistenza che hai con che materiale è fatta? Perché se stai usando quella in dotazione nella confezione originale, allora sicuramente è in kanthal e quindi non la puoi usare sotto TC. Per farlo devi rigenerare la coil usando un filo in acciaio (gli altri materiali tipo nichel o titanio li sconsiglio). Quindi al momento mi sento di suggerirti di svapare in variwatt a 30/35 w e di provare ad abbassare o alzare i watt gradualmente per trovare il modo di svapo ideale. Inoltre prova a fare tentativi aprendo o chiudendo (sempre gradualmente) l’aria, così potrai testare anche lo svapo di guancia o di polmone, visto che quella e-cig che hai si presta ad entrambi gli usi. Mi raccomando, fammi sapere!

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